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una RIGA NERA
per sottolineare
per cancellare
per evidenziare
una RIGA NERA
al centro di un prisma
dove passa la luce
e i colori si dividono
una RIGA NERA
_________________

il manifesto dell'arte da mettere da parte

Scrivere come vivere
nel senso del scrivi come mangi, 
come ti incazzi e come
compri...
scrivi per essere te stesso
e non per essere
un codificato
(intellettuale, umorista,
di destra, di
sinistra,
laziale, romanista,
pessimista, ottimista)
essere... 
io sono spesso amara nelle poesie,
buffa nelle mail,
menestrello di storie e di trame nei romanzi 
e più
libera e stramba nei racconti,
surreale negli articoli d'arte


e acida in quelli di politica...
non mi è mai piaciuto sentir dire 
di uno scrittore è
uno "serio"
e vederlo mortificato così
solo nel
settore barbe cravatta e pipa...
(a me piacciono i
sigari! vedi foto!)
mica uno è sempre 
tutta la vita
eternamente


"impegnato"... 
persino Madre Teresa di Calcutta ogni
tanto avrà detto una barzelletta 
o tirato un accidente
a qualche imbecille... 
mica se pò fare la santa a
tutte le ore!!!
insomma rivendico la possibilità 
di scrivere a secondo
del proprio stato d'animo... 
e se voglio scrivere
Harmony sono cavoli miei...
 
va bene come manifesto???



alla domanda
"descrivi Enrica con una parola!"
hanno risposto:

(Laura) SOTUTTODITUTTOUNPO'
(Gio) POLIEDRICA
(Mary) GOLOSA
(Niki) SORPRENDENTE
(Miki) SFOLGORANTE
(Adriana) INFONDOALMARE
(Giorgio) CAOTICA
(Aurora) INCREDIBILE
(Finella) ARTISTA
(Cla') ECLETTICA
(Barbara) ANONIMA....


 

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Ricordi
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24 settembre 2007

Tatina

 
L'Enrica, un tempo... tanto tempo fa... aveva una tata... (non una fata!!!) nel senso che, quando avevo quattro anni, a casa mia è comparsa una signora che puliva lo studio di mio padre a sostituire la nostra donna di servizio... ed è stato odio a prima vista.

Il primo giorno che mi hanno lasciato con lei mi stavo buttando dalla finestra per sfuggirle... poi per protesta mi son chiusa nell'armadio (Enrica notoriamente adora gli armadi...)

Dopo mesi di lunghe trattative alla fine ci siamo amate... anche se armate...

Io le raccontavo quel che studiavo e le spiegavo che la femmina del toro non si chiama tora, le cantavo le canzoncine in piedi sul catino di moplen rivoltato mentre lei stirava e la tiranneggiavo per farmi portare pane e nutella... e lei mi regalava perle di saggezza quali:

bacio non fa buco

(duramente contestato da mio marito per i suoi contenuti scandalosi e immorali);

o

ecco fatto il becco all'oca e le corna al podestà

(che ho scoperto da adulta riferirsi all'accortezza della moglie del podestà di farsi fare un doppione della chiave (becco) della cintura di castità... con tutto ciò che ne consegue).

La tata di nome faceva Argenta Ernesta... detta Tina...da cui Tatina....

Di origine era marchigiana... ma da lungo tempo a Roma ne aveva acquisito l'eloquio forbito... ogni due parole sei parolacce.

Bassa e tonda, dai capelli biondi quasi bianchi e due occhi azzurri incazzusi, abbigliata di colori vivaci e con scollature abissali, collane e orecchini vistosi, rossetto color fuoco e sei quintali di profumo quando usciva a far conquiste (il prete della parrocchia vicina, la guardia giurata della banca...).
Dentro casa grembiali sbrindellati (perché tagliuzzava via le parti superflue) di cotone leggero, possibilmente azzurri o verdi (per far risaltare gli occhi cerulei), indossati anche per andare in giro con 10 gradi sotto zero... (mitica quando a temperatura polare scese in strada a portare delle robe mezzanuda facendo fermare il traffico).

Metodo di lavoro:

per spolverare tirar via qualsiasi cosa impicci con uno strattone (con catastrofici effetti su cristalleria, porcellane e quant'altro),

per pulire varecchina a gogo, per tutti gli altri usi "er petroglio"... con effetti allucinanti...

per lavare vestiti fare un miscuglio di queste cose e ucciderli ucciderli ucciderli tutti... ma proprio tutti!

Divertimenti:

inseguire l'Enrica armata di scopa per tutta casa facendo lo slalom intorno ai vasi cinesi di mamma...

litigare con mia zia Lina (terrificante signora siciliana formato mignon con la puzza sotto il naso e carattere luciferino), minacciando di affogarla nel wc per poi giurarle eterno amore e fedeltà in cambio di una pizzetta comprata sol per il suo piacere al caffè Greco o posto egualmente aristocratico e costoso...

buttare giù alberi di natale,

smontare la cucina di tutto lo smontabile (battiscopa strappati via, piastra dei fuochi divelta eccc),

urlare anche alle piante (morte di paura dopo pochi giorni dall'essere introdotte in casa) e alla radio o alla televisione oltre a qualsiasi essere animato o non colpevole di starle di fronte... con immediata distruzione dello stesso,

buttare via o nascondere tutto quello che in quel momento le capitava fra le mani (tipo la gonna o la giacca del tailleur di valentino seppellita nel deposito degli attrezzi del terrazzino, le cravatte nel freezer, tutte le calze nuove nell'armadio delle scope eccc...)

Abituata a considerasi alla stregua di Ercole era capace di decidere di mettere un tappeto 6 metri per quattro attentamente arrotolato con giornali e del peso complessivo di 4 tonnellate in cima ad un armadio ... con il risultato di precipitare a terra causando un infarto agli astanti e distruggendo al suo passaggio la scala e mobili di legno massello senza peraltro farsi neppure un graffio...

Ad un tempo convinta di essere una scimmia (per un errata comprensione della teoria darwiniana) era anche in grado di farsi trovare arrampicata in equilibrio precario fuori dalle finestre per pulire le persiane o appesa al lampadario di cristallo...

Le urla della mia tata hanno punteggiato la mia infanzia la mia adolescenza sino ai problemi della maturità...

Per me è stata una quasi-nonna capace di improvvise tenerezze (rare e raspose), enormi litigate che mettevano a repentaglio le mura di casa e di uscirsene fuori con racconti terrificanti... altro che orchi e streghe!

Mentre stirava un giorno alza lo sguardo e mi dice: "A Enrì sai che me so' improvvisamente ricordata che una volta me se so fatti un sacco de sordati? Non ricordo come però? Stavo in una grotta e me saltavano tutti a dosso... A siiiii!!! M'ero rimorchiato un polacchetto carino carino e quello s'è portato dietro tutto er reggimento!!! Però... so forte vero? Me l'ero persino scordata!"

Si perché la mia tata era stata una donna di facili costumi... (immagino che mia madre lo abbia scoperto dopo averla tenuta a casa qualche anno..) e ne era anche molto fiera.

Non si è mai sposata ma aveva avuto una figlia che avrebbe voluto far legittimare da qualcuno dei suoi amanti... ma non essendoci riuscita ha continuato tutta la vita a sentire il rimorso di averla fatta vivere con il segno dell'infamia.

Insomma la mia tata ha vissuto a casa mia da quel giorno in cui mi volevo buttare dalla finestra.

Sulle prime aveva un omo fuori... "ersorginesi" tipo anche più terrificante di lei, grosso e tondo e pelato.... avete presente la pubblicità delle olive saclà con il faccione con l'oliva nell'occhio? E il cattivo black jack di Ringo laggiù nel montana? Ecco... pare fosse lui...
Io lo ricordo poco.
La volta che è venuto a casa gli ho dato un occhiata nel corridoio... e sono scappata terrorizzata sotto il letto e non mi hanno stappata manco con la ventosa per il lavandino...

Molto presto i rispettivi figli decisero di separarli la tata si ritrovò senza più casa oltre la nostra.

Sua figlia le faceva pagare 300 mila lire per l'affitto di un divano letto in cui dormiva la notte del sabato... ma quando ha iniziato a pretendere anche che pagasse la luce e il gas oltre alla spesa per il fine settimana passato in famiglia, alla fine ha deciso di non andarci più...

A casa mia, le avevamo approntato anche una cucinina personale, oltre al suo bagno, la sua stanza e la sua televisione, (accuratamente sostituita tutte le volte che la spaccava visto che altrimenti si sarebbe riappropriata del suo posto in cucina dove si metteva seduta ben incastrata fra il televisore e il frigo così che non potevi neppure prendere un bicchier d'acqua senza chiedergli il permesso in ginocchio.

C'eravamo organizzati in modo che si sentisse libera (la passeggiata giornaliera nel quartiere a terrorizzare i negozianti, l'inseguimento della figlia dell'Enrica con la scopa rubata allo scopino sino al portone dell'asilo, il pestaggio di eventuali zingare intenzionate a rubarle il portafoglio, i pettegolezzi, il ritiro della pensione, la ricerca della pistola con cui sparare ai piccioni) e che non ci facesse saltare in aria (la mia tata con la mania di distruggere c'è andata spesso vicina), metà della pensione che a quel punto aveva iniziato a percepire la versava alla figlia così da tenerla buona, per cibo vestiti e medicine ormai era una di famiglia....

Mio padre era morto mia madre pure dopo una lunga malattia, solo la tata resisteva imperterrita.

Per qualche mese aveva provato a star lontana, convinta che io l'avrei mandata via

(EEECCCHHI li vuole gli anziani in casa? Risposta IOOOOOOOOOO!!!! Mio padre è morto a novantadue anni la zia pestifera a 89.... io ho problemi con i giovani non con i vecchi!)

Felice e contenta veleggiava verso la tenera età di 92 anni tiranneggiando la sottoscritta e le donne delle pulizie ad ore (che regolarmente si licenziavano dopo l'ennesima urlata di insulti). Mia figlia che era ormai sua... e la vestiva svestiva strillava (e naturalmente esasperava al punto da spingere la mia micina a spaccare porte e a menarla con qualunque tipo di attrezzo) e aveva addirittura imparato a non maltrattare troppo il marito che altrimenti si offendeva e poi ci finivo in mezzo io.

A quel punto l'unica mia preoccupazione era che non si facesse male da sola in qualche attimo di follia (ogni tanto decideva che era di nuovo un domestica poco addomesticata e si metteva a fare cose impensabili come salire sulla scala per pulire le cornici delle porte, o decideva di lavare il ferro da stiro nel lavandino pieno d'acqua e poi attaccava la corrente per vedere quali erano i buchi che non facevano vapore) o che non si uccidessero con la mia bambina... preoccupazione non da poco... in effetti

Tutto bene insomma...

Tranne che per il fatto che la figlia non era felice che la mamma non guadagnasse più soldi... tanto da arrivare a proporle di lasciarci per andare a fare da badante ad una signora di 70 anni... (e la tata commentò che l'avrebbe di sicuro strangolata)

Ma un brutto giorno spunta dal nulla una sorella minore della mia tata, ricoverata per una frattura in un ospedale. Per la precisione la sorella avvelenatrice di mariti e sorelle, che la mia tata nominava solo facendo gli scongiuri.

Una signora ricca (ci credo! secondo la tata aveva seccato tre o quattro incauti mariti e lavorato con le SS) la famiglia viene avvertita, e la figlia della mia tata fa una pensata... prendere madre e zia, spedirle in campagna dove la vita costa meno e comunque la nipote sposata ad un macellaio di paese può sfamarle e farsi intestare tutte le proprietà della zia ricca e tutte e due le pensioni.

Risultato: tornata a casa da una breve vacanza, non trovo più la mia tata a casa a fare da cane da guardia (aveva messo anche il cartello, attenzione cane feroce e abbaiava se sentiva rumori... il problema era che ormai era sorda... e abbaiava quando gli girava).

Il cellulare che le avevo regalato suonava muto...

Tutte le cose della tata al proprio posto, il rossetto, la foto di padre Ernesto, i suoi scialli, le collane, in cucina scopro una grande macchia rossa per terra e un altro po' muoio di paura, poi scopro che è vino e respiro...
Sino a quando non rifletto: come mai quel vino è per terra e i cocci della bottiglia no?
La tata adora il vino
E anche la sambuca, il caffè borghetti e qualsiasi cosa sia genericamente alcolica tranne la birra e lo champagne che "pizzicheno" e non le piacciono.
Anzi poco prima dell'estate ha avuto un rialzo di glicemia perché lei con l'acqua ce se po' solo che lavà....(anche se è meglio la varechina)

Dopo varie ricerche, quando già sono pronta a chiamare la polizia e gli ospedali, mi chiama la figlia della tata e mi prende a parolacce accusandomi di tutto di più e preannunciandomi la richiesta di danni.
Detto fatto mi accusano di aver sfruttato la tata... da quando avevo quattro anni ai giorni nostri...

In tribunale la tata non la portano,,, almeno non quando ci sono io.. ma la portano quando ci sono alcuni miei amici a testimoniare e son baci e abbracci... tutti i miei amici l'hanno sempre trattata come la parente stramba di Enrica... d'altra parte normalmente una donna di servizio non risponde al telefono: no la milady stronza non c'è - mo' chi saresti tu? - o il mitico e mai dimenticato - e mò n'do esce sto' Pino? - ad un mio amico a lei sconosciuto che aveva osato presentarsi come Pino....

Mi raccontano che ha urlato al magistrato " a gggiudice spegni sto' sole" perché le arrivava un raggio di luce sulla sedie e le dava fastidio" e il mio avvocato ridendo l'ha aiutata a spostare la sedia.

E dopo niente...

Naturalmente la causa a sua figlia va male anche perché persino i loro testimoni non riescono ad essere non dico credibili ma neppure coerenti...   

Ma della tata non riesco a saperne più nulla.

Non mi chiama, e nonostante la notte io mi svegli al minimo rumore non ritorna a casa....
non so' dove sia...
nessuna traccia, io e la mia migliore amica vorremmo andarla a cercare, sappiamo più o meno che l'hanno deportata in qualche luogo vicino Rieti, ma più della difficoltà di trovarla quello che mi trattiene è la paura che possano trattarla male se vado a trovarla...

Sino a che una settimana fa squilla il telefono, un vocione roco urla:

PRONTTTTOOOO!!! CHI SEI TU???

Uno scatto nel cervello, la conosco questa voce, e rispondo incerta

- sono Enrica

- ECCHISSSSSO' IO??? -

Leggermente divertita la voce, non voglio neanche dirlo...ma devo...

- Tatina...

- TATA CHIIIII???

- TINA ACCIDENTI A TE DOVE CAPPERI SEI FINITA!!!

che racconto a fare il resto?
È da qualche parte in campagna, piazzata sopra una cantina di vini ed olio  "mazzale Enrì che bbooono er vino e l'olio come frutta!!!"
Sta bene
- "m'hanno operato all'occhi a Rieti non m'è piaciuto, me vogliono operà l'altro ma cor caXXo".
la figlia la sfrutta come previsto
- "io lavoro sai? Quella me sta sempre a rompe sempre... ma io mica me faccio fregà, me sveglio presto e me cucino solo pe' me le cose buone, che a me me piace de magnà e poi voglio uscì che a casa non ce voglio sta'"
Ci sono sempre ombre che controllano...
- "non dire che ttt'ho chiamato che poi s'agitano... è tanto tempo che me guardavo sto' numero..."

- e allora chiama quando vuoi! Fatti sentire! Non sai quanto ti ho pensata, quanto volevo sentire come stavi...ti voglio tanto bene tatina amore mio

- anch'io Enrica anch'io

E LO VOGLIO SCRIVERE ANCHE QUI....
TI VOGLIO BENE TATINA!!!
VORREI STARTI VICINA E FARMI TIRANNEGGIARE TESORA IMPOSSIBILE
FALLI FUORI TUTTI E TORNA A CASA!
quando avrai i CENTOANNI (no non ci sei ancora arrivata... sei del 1912 quindi ancora no...)
 VOGLIO DARTI CENTO BACI, CENTO COLLANE, CENTO STRILLATE...
ciao...
Miladystronza ENRICA




permalink | inviato da riganera il 24/9/2007 alle 10:12 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (7) | Versione per la stampa

4 maggio 2007

Ricordi siciliani

il Gattopardo per me è storia di famiglia...
nel senso che essendo di origine palermitana ne posso sentire il sapore... fra l'altro ho visto per la prima volta il film a 8/9 anni...
nel film Visconti che era fissato per la precisione aveva voluto come comparse per la scena del ballo tutti i discendenti dei nobili citati dallo scrittore...e mia zia (ok siamo di famiglia nobiliare più o meno... molto più meno che più :-)) continuava a indicarmi persone che danzavano sullo schermo... dicendo "guarda tu Cettina come è ingrassata! e Gennaro come è invecchiato! "
Credo che ci fossero anche i miei zii ... visto che loro mi raccontarono che avendo finito gli argomenti di cui chiacchierare nelle lunghissime riprese le vere comparse avevano loro insegnato a discorrere a base di "uno due tre quattro... cinqueseisetteoooot tttoooo!"
fra l'altro fra i garibaldini che entrano nel convento c'è anche il mezzadro (e figlio illegittimo???? somigliare somigliava...) di mio zio u' baruni... un bellissimo uomo alto e biondo con gli occhi azzurri nei miei ricordi...
esssììì l'Enrica aveva uno zio Baruni.... (ma la zia che è quella di sangue mio non era nobile e ciò vuol dire che era decaduto a N.H. nobil Homo avendola incautamente sposata? Bohhhh 'gnurante sono!!!)
Comunque il Barone è riuscito a giocarsi tutto il feudo... ma non prima che io vi fossi condotta, in groppa ad un asinello, circondata da uomini con i mantelli e lo schioppo, cani e bambini a piedi nudi sul sentiero sterrato sino alla villa... enorme, dotata di stalle e cappella, piena di affreschi e povera di mobili, malconcia e piena di cani, con i giunchi a terra nella grande sala dove si apparecchiava il pranzo per tutti, per poi essere spazzati con la sporcizia (stile castello medioevale)... e i contadini che si rivolgevano a mio padre dicendo Eccellenza e a me come Signorina, baronessina e bohhh ... robe simili...
ci sono le mie foto con due occhi grandi come piattini...
il risultato di esperienze simili è stato piuttosto scioccante...traumatico...
per una bimba fantasiosa come me
mi son letta il GATTOPARDO all'età in cui i miei compagni a stento leggevano il corrierino dei piccoli... dopodichè ho deciso che la frase che Tancredi rivolge ad Angelica sollecitandola ad essere: "superiore a molti, pari a chiunque..."
era perfetta come mio motto...
della serie che più arrogante di così manco con il candeggio!
BEATA GIOVENTU'
Rircordo che ho anche meditato cosa mettere sul mio stemma da aggiungere a cotanto motto... mi son perso l'album da disegno, ma ricordo che avevo scarabocchiato qualcosa in merito....
 
Enrica che rimembra la sua amata sicilia




permalink | inviato da il 4/5/2007 alle 17:38 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (1) | Versione per la stampa

16 aprile 2007

la vita dietro le spalle 1

Ero nella pancia della mia mamma, che guidava per la sicilia accompagnando mio padre in campagna elettorale. Era il 1958.
Una sera mio padre aveva un incontro in un paesino dell'entroterra fra Palermo e Messina. Visto che era notte e mamma era incinta avevano deciso di farsi accompagnare da un amico. Arrivati all'appuntamento appena fuori paese un signore fece loro segno di seguire la sua macchina. su strade bianche con i muretti a secco irti di fichi d'india e le pietre bianche che splendevano alla luce della luna andarano avanti per un bel po'. Poi la macchina che li guidava si fermò. Delle figure scure con mantelli e un qualcosa di metallico appeso in spalla scivolarono fuori dalla notte.
Ci fu una veloce discussione a voce bassa e mio padre si girò con un sorriso verso mia madre.
- devo proseguire a piedi da qui, non ti preoccupare il signore rimane con voi due, spero di fare presto. -
Mia madre e il loro amico lo videro andare a testa alta su e su per la scarpata, puntino nero in mezzo ad altri appena illuminato da fiaccole, sino a sparire.
La notte si sciolse in silenzio, gli uomini della macchina accanto fumavano in silenzio. Mia madre e l'amico non avevano il coraggio di guardarsi.
Cosa sarebbe accaduto?
Avrebbero rivisto mio padre?
Sarebbero stati uccisi come testimoni?
Alle prime luci dell'alba, quando già sentivano il timore trasformarsi in certezza, scorsero avvicinarsi un piccolo gruppo di persone, uomini con lo schioppo in spalla e in mezzo la figura allampanata di mio padre.
Vivo.
 Appena rientrato in macchina sorrise.
- mi han portato su e su. sino ad una vecchia fattoria in rovina, dentro c'era tutto il paese, volevano sapere se avrei portato l'elettricità. Se lo giuravo di portare la luce.- disse scuotendo il capo ancora incredulo lui stesso nonostante le molte avventure già affrontate.
Mia madre trasse un lungo respiro, girò la chiave e ripartì.

Enrica




permalink | inviato da il 16/4/2007 alle 14:22 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
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maggio