.
Annunci online

 
riganera 
riflettendo il mondo intorno
<%if foto<>"0" then%>
Torna alla home page di questo Blog
 
  Ultime cose
Il mio profilo
  Feed RSS di questo blog Rss 2.0
Feed ATOM di questo blog Atom
  NAUFRAGI
MarkinoBLOG
ASSOCIAZIONE ROMANA STUDI TOLKIENIANI
SCRITTURA FRESCA
TOLKIEN IN MOSTRA
ANKE EISSMANN
DANIEL REEVE
CalibanoBLOG
ilblogdelledomandepoliticheBLOG
RicreazioneBLOG
roswitaBLOG
marinoBLOG
MalvinoBLOG
GalateaBLOG
rosastregaBLOG
  cerca


una RIGA NERA
per sottolineare
per cancellare
per evidenziare
una RIGA NERA
al centro di un prisma
dove passa la luce
e i colori si dividono
una RIGA NERA
_________________

il manifesto dell'arte da mettere da parte

Scrivere come vivere
nel senso del scrivi come mangi, 
come ti incazzi e come
compri...
scrivi per essere te stesso
e non per essere
un codificato
(intellettuale, umorista,
di destra, di
sinistra,
laziale, romanista,
pessimista, ottimista)
essere... 
io sono spesso amara nelle poesie,
buffa nelle mail,
menestrello di storie e di trame nei romanzi 
e più
libera e stramba nei racconti,
surreale negli articoli d'arte


e acida in quelli di politica...
non mi è mai piaciuto sentir dire 
di uno scrittore è
uno "serio"
e vederlo mortificato così
solo nel
settore barbe cravatta e pipa...
(a me piacciono i
sigari! vedi foto!)
mica uno è sempre 
tutta la vita
eternamente


"impegnato"... 
persino Madre Teresa di Calcutta ogni
tanto avrà detto una barzelletta 
o tirato un accidente
a qualche imbecille... 
mica se pò fare la santa a
tutte le ore!!!
insomma rivendico la possibilità 
di scrivere a secondo
del proprio stato d'animo... 
e se voglio scrivere
Harmony sono cavoli miei...
 
va bene come manifesto???



alla domanda
"descrivi Enrica con una parola!"
hanno risposto:

(Laura) SOTUTTODITUTTOUNPO'
(Gio) POLIEDRICA
(Mary) GOLOSA
(Niki) SORPRENDENTE
(Miki) SFOLGORANTE
(Adriana) INFONDOALMARE
(Giorgio) CAOTICA
(Aurora) INCREDIBILE
(Finella) ARTISTA
(Cla') ECLETTICA
(Barbara) ANONIMA....


 

Diario | le parole che cantano | cronache dalla realtà | la porta per l'altroquando | di rosso e di scarlatto | arteggiandosi | Austenblog | Ricordi |
 
la porta per l'altroquando
1visite.

9 aprile 2007

Sola

Sono ferma fra i fili d'erba ormai ingialliti, spighe di gramigna e papaveri, una farfalla gioca con la corolla di una margherita e poi si allontana, api ronzano canzoni che parlano di miele, sono qui e guardo oltre il prato la città lontana di cui il rumore giunge a tratti sino a quassù rombo inquieto.
Sono qui, voci di bimbi che corrono e ridono, qualcuno piange un cane abbaia una mamma consola, zoccoli di cavalli, fischi, tutto lontano stemperato nella luce dorata dell'estate che ci avvolge.
La mia mano si muove sul foglio a disegnare linee e muta.
Mano di donna, mano di bambina,
un anello due, nessuno, unghie malconce…
chi sono?
Ma ha importanza?
Sto vivendo quell'attimo. E se un tempo l'ho vissuto davvero e l'odore dell'erba marcia di calore mi ha invaso il naso senza farmi sternutire non importa. Lo vivo adesso di nuovo, seduta sul divano, sul letto, sulla sedia. Lo vivo perché è dentro me.
Posso chiamarlo nei minimi particolari viverci dentro e respirare piano… piano piano, per non dar fastidio agli insetti che si affaccendano in un estate di vent'anni fa.
E risentire in me colare l'amaro sapore della solitudine e della coscienza di essere fuori.
Al di fuori delle vite che mi girano attorno.
Imprigionata volontariamente in una rete d'oro.
Lontana anni luce da quella farfalla che se fosse reale avrebbe e ha il potere di terrorizzarmi. Di spaventare me che ho tagliato le mie ali tanti anni fa.
Dentro la vita e fuori come sempre.
Sola.

 




permalink | inviato da il 9/4/2007 alle 9:19 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (3) | Versione per la stampa

3 aprile 2007

prima lettera del romanzo epistolare a quattro mani ANIMA IN SPALLE

1914: dalla Contessa Isabella Guida al sottotenente Francesco Rivetti. *1

 

 

?

 

Caro Francesco,

non mi avete sentita per un po’ di tempo...

Non avevo occasione... e non avevo tempo ... e non avevo voglia...

 

So solo ora che mio cugino e la sua famiglia che si trovavano da mesi a Vienna per lavoro sono vivi, finalmente riparati in Patria... non so se altre persone legate alla mia famiglia siano in pericolo...

La guerra c'è.

"Chi di spada ferisce di spada perisce", posso dire questo solo

Si combatterà

Discettare su a chi competa la ragione o il torto sono lussi che io formica fra le altre formiche non posso e non voglio permettermi

Come donna non ho naturalmente simpatia per alcuni pseudo imperativi politici tedeschi, non più di quanta ne abbia di certi principi cristiani...

Ma molte delle anomalie presenti negli estremismi di tutte le nazioni sono dovute esclusivamente a responsabilità singola di esaltati...

Uomini… sempre uomini… pronti ad accusar poi il vicino di qualsiasi scempio.

Le donne subiscono, in pace e in guerra, in casa e sul posto di lavoro, sempre e comunque vessate dal maschio della specie.

Donne, uccise, stuprate, costrette…

Posso dire che se un nemico minacciasse la mia famiglia e quelli che mi sono cari sarei disposta a morire pur di uccidere e distruggere quel pericolo...

Sì, anche se minacciasse voi, mio caro Francesco!

La reazione della Triplice non si può condannare, è la risposta scontata ad un gesto di sangue che colpisce il simbolo di un oppressione sentita, uno dei tanti enormi mastodonti medioevali che ancora si regolano secondo leggi e sentimenti di tempi ormai svaniti.

Può stupirmi la presenza della Russia al fianco dell'Inghilterra e della Francia, che in fondo si sono in qualche modo modernizzate.

Ma non la reazione dell'Austria guidata da un vecchio e dai suoi generali decrepiti, mummificati dalla gloria.

Uomini completamente avulsi dalla realtà presente.

Uomini…

Sempre uomini…

Ed io donna che non so difendermi, ma so trovare la forza in me di difendere chi mi è caro, e sono da tempo scesa a patti con la realtà che la violenza esiste in me così come in chiunque mi batterò dunque.

Ho vissuto abbastanza da conoscere questo lato di me per accettarlo dentro e fuori di me.

Questa violenza è stata causata da estremisti serbi, ma non è solo contro l'Austria che è rivolta, ma contro tutto l'occidente, a tutti questi regni per diritto divino che frenano lo sviluppo dei popoli con la loro paternalistica arroganza… ai grandi banchieri, ai magnati, ai nobili e ai ricchi borghesi tutti ravvolti nei loro privilegi, e alla fine tutti noi vi finiremo dentro, tutti coinvolti...

Coloro che cantano in versi alati “liberté, egalité, fraternité”, quelli che rivendicano il diritto dei popoli all’autogoverno, gli anarchici che sognano “la montagna bianca” o “la città del sole”, tutti, uomini e quindi soldati. Tutti marceranno e imprecheranno contro i governanti, contro una guerra che loro, uomini, hanno creato ogni giorno...

Una guerra che loro combatteranno e che le loro donne subiranno in silenzio con identico coraggio  ma senza medaglie, senza encomi solenni, senza momenti di gloria…

Ma non ci mancherà il coraggio… no, non ci mancherà di certo o dopo tanti secoli di doloroso e umiliante servaggio al mondo non ci sarebbero esseri umani…

 

E allora guerra sia...

 

Isabella




permalink | inviato da il 3/4/2007 alle 12:23 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa

25 marzo 2007

Appunti su Tolkien 2 - GALADRIEL

Galadriel è uno dei personaggi, per me, più affascinanti di Tolkien.
La sua vita si snoda attraverso tutta l'opera Tolkieniana.
Si inizia a sapere qualcosa di lei nel Silmarillon, poichè nasce sotto la luce dei due alberi della terra di Valinor, prima che questi venissero distrutti da Morgoth, figlia di Finarfin, uno dei capi degli elfi Noldor (elfi versati nella conoscenza e nella creazione di cose, mentre i Vaniar sono elfi legati alle potenze Valar e i Teleri sono elfi amanti del mare e della musica) che colà erano stati guidati dai Valar.
La luce dei due alberi Telperion e Laurelin (con cui Varda Elentari aveva acceso le stelle) è imprigionata nei suoi capelli, tanto che la creazione più famosa degli elfi "i Silmaril" furono ispirati al loro artefice propio dalla sua chioma (si dice infatti nel ISdA che Galadriel aveva negato anche uno solo dei suoi capelli al più abile e potente fra i principi elfici, Feanor, che in seguito ispirato dal loro splendore creerà i Silmaril... e che grande stupore aveva causato il fatto che invece ne avesse regalati ben tre a Gimli il nano).
Pur essendo legata al regno Beato di Valinor Galadriel, però, desiderava una terra propria... e per questo fu fra coloro che guidarono gli elfi sino alla Terra di Mezzo (allora ancora priva di luce oltre a quella delle stelle e oscuro nascondiglio di Morgoth e dei suoi mostri) alla ricerca di Morgoth che aveva rubato i Silmaril.
Fu tra coloro che rifiutarono di tornare a Valinor dopo che Mandos pronunciò la sua condanna per l'eccidio che gli elfi compirono sui loro stessi parenti in quella rivolta, e coraggiosamente marciò attraversando lo stretto dei ghiacci .  
Nella terra di mezzo si mosse cercando di comprenderne i popoli e la natura, cercò la conoscenza dei saggi e dimostrò di rispettarne il consiglio (La saggia Melian e Gandalf) e dimostrò di avere un'ottima intuizione sulle persone (Galadriel voleva Gandalf a capo degli Istari e non Saruman di cui non si fidava).
Insomma è il prototipo di una donna indipendente e forte, capace di muoversi fra guerrieri e sovrani senza timore. Capace di seguire i propri sogni (avere una propria terra da governare) ma anche di comprendere dove fermarsi (non accetta l'anello) e anche quando accettare di venir svanire le proprie illusioni (alla fine lascia la Terra di Mezzo di sua volontà).
Non imita gli uomini, non usa spade, non alza la voce.
La sua forza è quella della madre che fa nascere gli alberi e i dubbi, che stimola la mente spingendo coloro che incontra a maturare e a crescere. Non illude Frodo sulla solitudine che è intrinseca nel suo essere oberato dal peso di un enorme potere (anello) ma gli dona la luce che possa aiutarlo ad attraversare l'oscurità reale e quella interiore.

Enrica Paresce




permalink | inviato da il 25/3/2007 alle 11:1 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa

23 marzo 2007

Appunti Tolkieniani... 1

tirare un lungo respiro.... ;-)


Allora, aldilà del film, che è cosa diversa dal libro.

 

Tolkien era un professore di filologia inglese, uno studioso di miti, quindi quando ha iniziato a creare il suo mondo parallelo speciale (perchè questo era tanto che sulla sua tomba e su quella della moglie i nomi sono quelli di Beren e Luthien due personaggi del Silmarillon) lo ha fatto rapportandosi a quello che lo appassionava tanto.   

Sulle prime in effetti ha creato una lingua, (una lingua foneticamente perfetta) e poi ha creato il mondo dove questa lingua avrebbe potuto essere usata.

Naturalmente ha usato per scrivere le sue storie le conoscenze del legendarium umano, per fare un esempio il primo racconto in cui parla di Mezzuomini è "lo Hobbit" dove utilizza a piene mani immagini tratte da una poesia epica del primo medioevo, il Beowulf (che lui come professore aveva attentamente studiato e sul quale esiste un bellissimo saggio in merito)

Contrariamente al suo amico e sodale Lewis i suoi scritti non sono prettamente  "morali", non nascondono parabole cristiane in maniera esplicita. In essi si trova la lotta fra bene e male questo si, ma il male rimane così come lo si incontra all'inizio del Silmarillon solo un decadimento, all'inizio è bene.

Per linee generali il mondo di Tolkien prende vita quando uno spirito creatore Eru chiama intorno a se altri spiriti minori e fa si che essi possano ascoltare una musica attraverso la quale si forma l'idea della terra/universo (Arda).

E' il desiderio del possesso di Arda a trasformare uno dei massimi spiriti buoni (Valar) cioè Melkor, in uno spirito oscuro Morgoth. E questo avviene all'inizio dei tempi mentre ancora risuonava la musica creatrice, quindi il male è intessuto nella creazione di Arda anche se i temi (che poi sono la venuta degli elfi e degli uomini) che Eru inserisce nella creazione alla fine sopraffanno il male. 

Così Sauron  viene corrotto da Morgoth, ed era uno spirito minore: "un Maiar" (dello stesso genere di Gandalf... che non è uomo o elfo, ma qualcosa di ben diverso), e del Balrog, e gli orchi sono degli elfi trasformati e storpiati in ere antiche sino a diventare cattive. Gli uomini invece in questa immane lotta si schierano in gran parte con il male perchè Morgoth presenta loro la morte come una cosa orribile e cattiva e semina zizzania fra loro e gli elfi dicendo a quest'ultimi che Arda verrà data agli uomini prima ancora che essi "nascano".

Insomma se non si legge il Silmarillon buona parte della filosofia intrinseca negli scritti di Tolkien si perde.

Anche se si può sentire chiaramente nel percorso di Frodo nel Signore degli Anelli, lui nel libro non è un ragazzino, la sua fuga dai cavalieri neri inizia quando lui a compiuto cinquant'anni, e i suoi modi i suoi pensieri sono quelli di un uomo maturo che vede sgretolarsi le sue certezze. E' un uomo convinto di essere una persona giusta e costretto a portare su di se un oggetto con cui potrebbe risolvere tanti problemi, ma che a poco poco ne distrugge l'integrità, ha sotto gli occhi Gollum e via via che va avanti la storia si identifica in lui, scorge in Smeagol/Gollum quello che potrebbe accadere a se stesso. Si rende conto che nessuno intorno a lui è completamente buono. Gli stessi elfi si sono uccisi fra di loro (l'eccidio è nel Silmarillon) .  

In pratica è un uomo colto e onesto come lo stesso Tolkien che si era ritrovato ad affrontare le trincee della prima guerra mondiale, e ad osservare come tutte le sue certezze e sicurezze venganno sbriciolate di fronte all'orrore.E come in quei luoghi lui come molti altri scoprì la forza nascosta nelle persone semplici e ignoranti (Sam)


E
nrica fuori Anduin (è un fiume) 

 

 




permalink | inviato da il 23/3/2007 alle 11:18 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (5) | Versione per la stampa

31 gennaio 2007

Usciamo

Usciamo, lasciamoci dietro il presupposto che il futuro o il passato abbiano validità.
Usciamo e camminiamo, aldilà di un confine che noi stessi abbiamo tracciato.
Usciamo a raggiungere quei desideri che abbiamo cacciato sotto i tacchi e lasciato consumare mentre strisciavamo sotto il peso di un passato di cose belle e brutte accordellato sulle spalle, strabordante intorno.
Usciamo, io, tu, e quello che passa e non conosco solo per guardare finalmente il cielo, e riconoscerci nelle mutevoli sagome delle nuvole per quel che siamo.
Materia in cambiamento
energia in movimento
armonia di colori
perchè l'orrore è volerci buoni bianchi luminosi sempre o neri crudeli e oscuri sempre
Enrica 




permalink | inviato da il 31/1/2007 alle 12:49 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (1) | Versione per la stampa

29 gennaio 2007

UNA TIGRE NEL CUORE

"La preghiamo di volerci richiamare con urgenza al numero…."
Un colpo al cuore. Un ruggito che sale, che colma ogni spazio libero, che solletica i timpani e la gola, che invade l'anima, e lei… ma esiste poi l'anima? Insomma… sotto lo schiaffo di quella voce gelida e ferma, deformata dalla segreteria telefonica l'autocoscienza tremola perdendo i confini e consistenza. Cosa è accaduto ancora… Queste sono le parole stanche che non sfiorano neppure le labbra.. vengono rimangiate subito d'istinto… è inutile interrogarsi sugli eventi, sulle disavventure, sui disastri… solo e unicamente una perdita di tempo… bisogna agire… non piangere sul latte versato… che poi da solo il latte si è mai versato? Alzare la cornetta, rifare il numero appena scandito e frettolosamente annotato su un angolo di carta stropicciato quanto il tuo amor proprio, e parlare.
Parlare.
Semplice… non è… Voce calma distaccata gentile, non spaventata e non infastidita… leggermente… stupita? Si, stupita… stupito è il tono giusto per chiedere con aria di non saperne nulla cosa sia successo, ma non "stupido"… "stupito"… strano come una sola lettera possa cambiare il significato a tal punto da far perdere la faccia e la tranquillità ad un essere umano. Ma dentro, dentro nel profondo del cuore ti senti dilaniare a brano a brano.
Tu lo sai bene cosa hai fatto…
Hai piena coscienza dell'assegno a vuoto, della rata non pagata, dell'accredito mancato… I tuoi peccati li conosci. Lo sai… Oh! se lo sai quello che l'impiegato dall'altra parte del filo sta per dirti… Ma non devi sapere, devi fingere di vivere in un mondo in cui la spesa vien recapitata gratis da gentili bestioline verdi. Dove si va in giro nudi e senza scarpe, non bisogna mai andare da nessuna parte e non ci son bollette della luce/gas/telefono, e le vacanze non esistono perché non vi è ragione che ci siano. Dove si vive e basta, non si deve anche cercare prima di sopravvivere.
E invece no.
L'impegno quotidiano che ti stacca la pelle dai muscoli e i muscoli dalle ossa è proprio nel comune affanno per la sopravvivenza e tu… tu tanto sereno e ilare…beh! proprio tu a questo gioco che non è tale proprio non ci sai fare! T'avessero almeno fatto allenare. Insegnato le regole, spiegato! No…. Troppo facile, no… A scuola si son dati da fare con date e equazioni astratte, con lingue morte e imbecillità vive ma di corsi di sopravvivenza niente… neppure l'ombra… Un tempo… un tempo si usava per lo meno… come le chiamavano? Le "applicazioni tecniche"… Ultimo rimasuglio dei rudimenti artigiani che venivano impartiti per ordine divino anche a chi non aveva bisogno di imparare a costruirsi una casa o a cucire un grembiale.
Ma ora… ora non c'è più nulla…
Nessuno che ti spieghi come si paga una bolletta, cosa accade se non hai i soldi per pagarla e come fare il calcolo per far si che questo continuo rincorrersi di spese e guadagni diventi qualcosa di diverso che un folle giro di ottovolante che inghiotte magicamente ogni velleità anche solo di guardare ciò che ci sta intorno. Economia domestica…. Per le nostre nonne era come fare le conserve senza botulino, rammendare le lenzuola, rivoltar cappotti… o usare l'acqua del riso per inamidar camice… Gesti faticosi che riempivano i minuti, che rendevano le giornate colme di piccoli minuti essenziali particolari, sfaccettate come gioielli, varie ed uguali come le gocce di pioggia. Ma ora non c'è nulla di tutto questo. Nulla. Per sopravvivere non servono muscoli o astuzia di cacciatore. Non sono mille gli stratagemmi dentro l'uomo ma mille trappole che lo stesso uomo ha sparso a piene mani per le sue ben pavimentate strade a creare la differenza. Se vuoi sopravvivere allora devi inventare, provare e riprovare, cozzare la testa mille e mille volte contro i vetri degli sportelli di banche e uffici postali, contro i prezzi dei negozi e i ritardi degli mezzi pubblici.
E ora respiro.
Respiro fondo e profondo, sin alla radici del tuo cuore, là dove dorme la tigre, dove deve dormire… Controllare il tono della tua voce richiede tutta l'attenzione possibile e quando lei… la tigre del tuo istinto basilare è vivo l'istinto è di sbranare, di uccidere e di distruggere. Quindi deve assopirsi e tacere. È essenziale che il tizio che si sta guadagnando i soldi per pagare le due ore di cinema il sabato o la rata della macchina nuova non capisca che tu le stesse cose non te le potresti permettere. Perché altrimenti per la perversione propria dell'animo umano farà di tutto per distruggerti qualsiasi possibilità. È il sano richiamo della foresta… la legge del più forte… l'istinto naturale di primeggiare nel branco che vien fuori in questo caso… troppo dolce la possibilità di poter tenere per le palle qualcuno come di solito tengon te… Quindi niente lamenti o piagnistei, un aria regale…
Desiderava? Si, sono io… Cosa? Incredibile! Dovrò controllare…
Ma non con l'aria minacciosa se non van loro a controllare e sono guai! Uff… Un corso di attore… ecco quello per lo meno te lo avrebbero potuto far fare. Sfumature della voce, scelta di parole adatte, psicologia spicciola da venditore di auto… Cosa serve per creare l'alchimia che permette ad un uomo di tirarsi fuori dalla melma e respirare? Son tutti geni quelli che vedi partire sereni per il week al mare, bene attrezzati, con i vestiti sportivi ultimo modello strinati dalla giusta dose di usura e salsedine da non farli sembrare crocchianti come uno spinnaker nuovo. Quelli che vanno al cinema ogni due sere o tre, in pizzeria, a far l'amore, e tu coglione guardi la televisione?
Ma certo non si preoccupi… controllerò gli estratti… certamente ha ragione. Vengo... vengo a versare ma facciamo per domani? primo pomeriggio però la mattina è tutta bloccata capisce? No, no, non si preoccupi, nessun problema e poi e stata gentilissima… questo il suo lavoro, ci mancherebbe!
È andata… Versare..
Versare il sangue non sarebbe sufficiente ma… lo dovrai fare. Mezza giornata di respiro… e poi… e poi… come la canzone… ancora…. e poi… morire? No. Non ancora almeno. Il colpo di fortuna che non c'è mai, che prende sempre il tuo vicino… ma lo prendesse pure… così chiedo i soldi a lui che è un mani bucate, un tontolone! Quella manna dal cielo che non si sa come abbia fatto ad arrivarci… eppure a volte c'è e tu lo sai potrebbe ben cadere… inumidire il tuo volto di lacrime, di sollievo, di gioia, di follia… Ma non ci contare. Non è mai caduta qui quella roba speciale, solo pioggia grigia e grandine e già la neve son giorni di festa da ricordare, tu lo sai… Le mani ora fremono come foglie, le ginocchia si sciolgono pian piano, i denti stridono, sabbia di vetro la saliva.
R e a z i o n e
Il sudore che aveva scivolato gelido scavando il gran Canon del Colorado sulla tua schiena ora si è d'improvviso asciugato sotto l'effetto incrociato del gelo/calore che ti ha attraversato il corpo, ma dei pistoleri e degli indiani in bianco e nero qui nella stanza non vi è traccia. Ti guardi allo specchio e sei ancora lì. La tigre che ruggisce nel tuo cuore è ancora ben nascosta sotto la maglia della salute.
Sei vivo Sei vivo Sei vivo
Anche se daresti la vita per non esserlo
per essere solo un manga…
un cartone…
un pallido riflesso…
un illusione.




permalink | inviato da il 29/1/2007 alle 16:23 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa

4 gennaio 2007

PTB (Petizione per un miglior utilizzo dei Torsi di Broccolo)

 
I torsi di broccolo rappresentano una consistente fetta della popolazione maschile del pianeta. Questo è un dato di fatto supportato dagli ultimi indici Istat che ne segnalano la propagazione e globalizzazione all’interno dell’aere terrestre.

Il torso di broccolo storicamente nasce nella Bibbia insieme ad Adamo che ne presenta chiaramente già belle che confezionate tutte le caratteristiche standard:

Bell’aspetto.
Fisico atletico.
Faccia pulita.
Metabolismo in ottima forma.
Carattere inesistente.
Cervello perfettamente vuoto.
Presunzione megagalattica.

I torsi di broccolo nostrani di solito sfoggiano catenelle, congiuntivi inesistenti e sorrisi ebeti.

Sono massicciamente presenti nella popolazione sportiva attiva e passiva e in quella politica o nel settore vendite.

Nei casi più evoluti si riscontra l’esistenza nella scatola cranica anche di tre, quattro cellule di materia grigia che permettono al torso di broccolo di esercitare un qualche tipo di lavoro, preferibilmente qualche impegno che abbia una qualche attinenza con aria fritta, fumo o gonfiare o sgonfiare palloni.

Caratteristica riscontrabile in tutti i torsi di broccolo è la vicinanza e/o sudditanza con un mazzo di cicuta di sesso femminile, madre, sorella, moglie, amante.

La femmina di tipo cicuta è una sottospecie non evoluta della femmina vipera.
Offuscata da qualche tara fisica personale ritiene il torso di broccolo prezioso, alla stregua di una medaglia al valore o di una cappa di ocelot verde.

Qualunque tipo di apprezzamento alle forme aggraziate del torso di broccolo che hanno creato o conquistato quindi provoca in loro pericolosi rigurgiti velenosi.

La cosa risulta gravosa per lo sviluppo della società civile a causa di una sgradevole abitudine oramai radicata nella femmina cicuta.

Essa, infatti, obnubilata quasi completamente dal vuoto splendore degli occhi di pesce lesso del proprio torso di broccolo fa il diavolo a quattro per far sì che  venga ad esso riconosciuto lo status di homo sapiens (invece che di homunculus verdurensis) con risultati terrificanti sul governo della società umana.

Il torso di broccolo, infatti, non va aldilà del flipper, la battaglia navale risulta per lui già di una complessità simile al calcolo inerziale, ed è chiaro che con in mano un Risiko formato gigante comprendente l'intera Terra o giù di lì, il risultato sarà una serie infinita di inutili guerre e distruzioni.

Preda delle proprie pulsioni basilari il torso di broccolo, per esempio, non riuscirà a sottrarsi alla tentazione di incrementare la sua personale produzione di adrenalina con un bel Bummmmm atomico.

Così il torso di broccolo che, nella normalità della vita, può causare al massimo qualche incomprensione fra femmine incaute, causerà su scala mondiale ben altri pericolosi disastri…

Spinta da queste riflessioni ho deciso di indire una campagna di sensibilizzazione al problema.

FIRMATE DUNQUE QUESTA PETIZIONE PER L’INTERDIZIONE DI TUTTI I TORSI DI BROCCOLO DEL MONDO DA INCARICHI DI DIRIGENZA E GOVERNO.

Donne!!! Lasciate che il vostro torso di broccolo spenda il suo tempo a scegliersi le mutande, non sollevatelo dal ferale problema del come si coordina la destra con la sinistra… non lo spedite in tv a fare il piacione… mettetegli un bel burka e tenetelo in casa… coccolatelo, comprategli Sky e attrezzi di palestra, imbottitelo di delizie culinarie, ma  non, vi prego NON mandatelo in giro senza guinzaglio! 
Ne va della pace mondiale.

 




permalink | inviato da il 4/1/2007 alle 20:5 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (3) | Versione per la stampa

3 gennaio 2007

Ricetta casalinga



Ambra screziata di resina.
Il bicchiere ne trabocca.
La superficie densa si muove sotto la mia stretta incerta.
Onde di un mare in cui rollano nauseati i miei pensieri.
Alcool…
Lo guardo.
È freddo al tatto.
Ho voluto che fosse così.
Per render le cose più semplici.
Il gesto meno grave.
Freddo… talmente freddo da volarti in bocca evanescente.
Privo quasi di una identità.
Ma ora che lo guardo posso agevolmente scomporne il profumo, il bagliore in tanti piccoli singoli frammenti.
Scintillanti pezzetti del vaso, della coppa che io ero… e che non sono più…
Briciole di esistenza…
Cocci.
Sabbia.
Lacrime bombate di arcobaleno.
Dense, com'è denso il liquido che rigiro lentamente ancora insicura.
Ancora in dubbio se dare il via o no a questo rito.
Autodistruggersi coscientemente.
Lo so che è a questo che miro.
Nella superficie convessa del bicchiere scorgo gli occhi delle donne che mi hanno preceduta sul cammino.
Donne che ho conosciuto, donne che non ho mai viste… di cui non ho mai scorto il volto… mai ascoltato la voce…
Eppure le vedo… son qui… dentro il bicchiere.
C'è chi si versa da bere per fare come gli altri, per trovare coraggio, allegria, amore….
O per cercare una morte lenta e silenziosa.
Una lieve agonia, fatta di occhi opachi, di alito contraffatto, di un tremito leggero e tanto… tanto femminile… di lacrime piccole e pungenti, acide e dure…
Una morte discreta, osservata con benevolenza, con disprezzo appena velato, con sopportazione cristiana.
Una morte immotivata, ma, visto che ci vorranno anni che importanza avrebbe motivarla?
E questo quel che mi ha portato qui questa sera, la televisione spenta, la radio muta, la casa ben serrata e profumata di bucato.
E per questo che sto' seduta al tavolo di cucina ora, a contare compunta le venature bionde del legno ad aspirarne il profumo selvatico quasi svanito sotto l'aggressione quotidiana di feroci battute di caccia al microbo.
Nel silenzio opaco di una casa abitata solo dalle mie angosce per il futuro e dai sogni scomposti di un bambino.
Ad attendere che l'uomo, il mio uomo, che vaga nel suo mondo di realtà e di sogni di consistenza estranea alla capacità di percepire, veda la strada che faticosamente cerco di mostrargli e riesca a non farsi distrarre da sentieri e rivoli sino a portarci in salvo.
E so già che non sarà così.
E che alla fine dovrò sciogliere il nodo e riprendere i capi del fardello fra le mie mani per salire, con passo lento verso il passo. Per poi vedermi superare nell'ultimo erto pendio e sentirmi sbertucciare.
Lo so.
Ci son gli occhi di chi ha già vissuto simili sconfitte… amare e necessarie….
Umilianti e mortali per l'anima.
Vitali per quella "famiglia" di cui i saggi si riempiono la bocca.
Ci son occhi affogati nel liquore d'oro, li vedo chiaramente mentre alzo il bicchiere in silenzioso brindisi a gli eroi dimenticati dell'universo.
I miei occhi.
Io.
Ora e per sempre accettata nella confraternita dei dimenticati.
E mentre il liquido gorgoglia e invade i miei più riposti angoli io accetto….
Accetto di morire così.
Anzi, di sublimarmi.
Che non è un immolarsi, ne un suicidarsi questo, ma un passare oltre, ad uno stadio in cui la realtà non è altro che sogno e il sogno realtà.
In cui le forze che si impiegano per affrontare la polvere sui pavimenti o i colletti da stirare svaniscono, mai più rimpiazzate sbriciolando e incrinando pelle ed ossa…. sino a che nulla più rimarrà se non l'immagine che qualcuno avrà conservato di me da seppellire.
Accetto di sparire.
In silenzio.
Senza gesti clamorosi, senza un esibizione di scontato horror quotidiano, esplosioni cosmiche che danneggiano solo gli incauti, teste nel forno, polsi tagliati, balconi sverginati della loro purezza amorosa….
Nel vuoto di un anima bruciata giorno per giorno dalla necessità di adeguarsi agli standard previsti io troverò il mio culmine, il mio pieno.
Come il pollo a testa della statistica non avrò volto ma un numero.
Sarò un pollo senza testa e senza penne. Senza identità….
Per riempire lo stomaco dell'umanità.
Un pollo al brandy… ben fiammeggiato…
Una ricetta casalinga per far fuori la casalinga…
E il conato di risa arriva.
Inevitabile con il primo pensiero sconnesso.
Con la prima immagine libera e non codificata.
In un lampo.
E la cucina si dilata mentre sotto le dita il legno del tavolo fiorisce all'improvviso…
il paradiso…

Enrica Paresce

 




permalink | inviato da il 3/1/2007 alle 10:30 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
sfoglia
marzo