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una RIGA NERA
per sottolineare
per cancellare
per evidenziare
una RIGA NERA
al centro di un prisma
dove passa la luce
e i colori si dividono
una RIGA NERA
_________________

il manifesto dell'arte da mettere da parte

Scrivere come vivere
nel senso del scrivi come mangi, 
come ti incazzi e come
compri...
scrivi per essere te stesso
e non per essere
un codificato
(intellettuale, umorista,
di destra, di
sinistra,
laziale, romanista,
pessimista, ottimista)
essere... 
io sono spesso amara nelle poesie,
buffa nelle mail,
menestrello di storie e di trame nei romanzi 
e più
libera e stramba nei racconti,
surreale negli articoli d'arte


e acida in quelli di politica...
non mi è mai piaciuto sentir dire 
di uno scrittore è
uno "serio"
e vederlo mortificato così
solo nel
settore barbe cravatta e pipa...
(a me piacciono i
sigari! vedi foto!)
mica uno è sempre 
tutta la vita
eternamente


"impegnato"... 
persino Madre Teresa di Calcutta ogni
tanto avrà detto una barzelletta 
o tirato un accidente
a qualche imbecille... 
mica se pò fare la santa a
tutte le ore!!!
insomma rivendico la possibilità 
di scrivere a secondo
del proprio stato d'animo... 
e se voglio scrivere
Harmony sono cavoli miei...
 
va bene come manifesto???



alla domanda
"descrivi Enrica con una parola!"
hanno risposto:

(Laura) SOTUTTODITUTTOUNPO'
(Gio) POLIEDRICA
(Mary) GOLOSA
(Niki) SORPRENDENTE
(Miki) SFOLGORANTE
(Adriana) INFONDOALMARE
(Giorgio) CAOTICA
(Aurora) INCREDIBILE
(Finella) ARTISTA
(Cla') ECLETTICA
(Barbara) ANONIMA....


 

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cronache dalla realtà
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18 dicembre 2008

Racconti della crisi: Una tigre nel cuore

--- 
"La preghiamo di volerci richiamare con urgenza al numero…." 

Un colpo al cuore. 
Un ruggito che sale, che colma ogni spazio libero, che solletica i timpani e la gola, che invade l'anima, e lei… ma esiste poi l'anima? 
Insomma… sotto lo schiaffo di quella voce gelida e ferma, deformata dalla segreteria telefonica l'autocoscienza tremola perdendo i confini e consistenza. 
Cosa è accaduto ancora… 
Queste sono le parole stanche che non sfiorano neppure le labbra.. vengono rimangiate subito d'istinto… è inutile interrogarsi sugli eventi, sulle disavventure, sui disastri… solo e unicamente una perdita di tempo… bisogna agire… non piangere sul latte versato… che poi da solo il latte si è mai versato? 
Alzare la cornetta, rifare il numero appena scandito e frettolosamente annotato su un angolo di carta stropicciato quanto il tuo amor proprio, e parlare. 
Parlare. 
Semplice… non è… 
Voce calma distaccata gentile, non spaventata e non infastidita… leggermente… stupita? 
Si, stupita… stupito è il tono giusto per chiedere con aria di non saperne nulla cosa sia successo, ma non "stupido"… "stupito"… strano come una sola lettera possa cambiare il significato a tal punto da far perdere la faccia e la tranquillità ad un essere umano. 
Ma dentro, dentro nel profondo del cuore ti senti dilaniare a brano a brano. 

Tu lo sai bene cosa hai fatto… 
Hai piena coscienza dell'assegno a vuoto, della rata non pagata, dell'accredito mancato… 
I tuoi peccati li conosci. 
Lo sai… 
Oh! se lo sai quello che l'impiegato dall'altra parte del filo sta per dirti… 
Ma non devi sapere, devi fingere di vivere in un mondo in cui la spesa vien recapitata gratis da gentili bestioline verdi. Dove si va in giro nudi e senza scarpe, non bisogna mai andare da nessuna parte e non ci son bollette della luce/gas/telefono, e le vacanze non esistono perché non vi è ragione che ci siano. Dove si vive e basta, non si deve anche cercare prima di sopravvivere. 
E invece no. 
L'impegno quotidiano che ti stacca la pelle dai muscoli e i muscoli dalle ossa è proprio nel comune affanno per la sopravvivenza e tu… tu tanto sereno e ilare…beh! proprio tu a questo gioco che non è tale proprio non ci sai fare! 
T'avessero almeno fatto allenare. Insegnato le regole, spiegato! 
No…. Troppo facile, no… 
A scuola si son dati da fare con date e equazioni astratte, con lingue morte e imbecillità vive ma di corsi di sopravvivenza niente… neppure l'ombra… 
Un tempo… un tempo si usava per lo meno… come le chiamavano? 
Le "applicazioni tecniche" .
Ultimo rimasuglio dei rudimenti artigiani che venivano impartiti per ordine divino anche a chi non aveva bisogno di imparare a costruirsi una casa o a cucire un grembiale. 
Ma ora… ora non c'è più nulla… 
Nessuno che ti spieghi come si paga una bolletta, cosa accade se non hai i soldi per pagarla e come fare il calcolo per far si che questo continuo rincorrersi di spese e guadagni diventi qualcosa di diverso che un folle giro di ottovolante che inghiotte magicamente ogni velleità anche solo di guardare ciò che ci sta intorno. 
Economia domestica…. 
Per le nostre nonne era come fare le conserve senza botulino, rammendare le lenzuola, rivoltar cappotti… o usare l'acqua del riso per inamidar camice… 
Gesti faticosi che riempivano i minuti, che rendevano le giornate colme di piccoli essenziali particolari, sfaccettate come gioielli, varie ed uguali come le gocce di pioggia. 
Ma ora non c'è nulla di tutto questo. Nulla. 
Per sopravvivere non servono muscoli o astuzia di cacciatore. 
Non sono mille gli stratagemmi dentro l'uomo ma mille trappole che lo stesso uomo ha sparso a piene mani per le sue ben pavimentate strade a creare la differenza. 
Se vuoi sopravvivere allora devi inventare, provare e riprovare, cozzare la testa mille e mille volte contro i vetri degli sportelli di banche e uffici postali, contro i prezzi dei negozi e i ritardi degli mezzi pubblici. 
E ora respiro. 
Respiro fondo e profondo, sin alla radici del tuo cuore, là dove dorme la tigre, dove deve dormire… 
Controllare il tono della tua voce richiede tutta l'attenzione possibile e quando lei… la tigre del tuo istinto basilare è viva l'istinto è di sbranare, di uccidere e di distruggere. 
Quindi deve assopirsi e tacere. 
È essenziale che il tizio che si sta guadagnando i soldi per pagare le due ore di cinema il sabato o la rata della macchina nuova non capisca che tu le stesse cose non te le potresti permettere. 
Perché altrimenti per la perversione propria dell'animo umano farà di tutto per distruggerti qualsiasi possibilità. 
È il sano richiamo della foresta… la legge del più forte… l'istinto naturale di primeggiare nel branco che vien fuori in questo caso… troppo dolce la possibilità di poter tenere per le palle qualcuno come di solito tengon te… 
Quindi niente lamenti o piagnistei, un aria regale… 
Desiderava? 
Si, sono io… 
Cosa? 
Incredibile! Dovrò controllare… 
Ma non con l'aria minacciosa se non van loro a controllare e sono guai! Uff… 
Un corso di attore… ecco quello per lo meno te lo avrebbero potuto far fare. 
Sfumature della voce, scelta di parole adatte, psicologia spicciola da venditore di auto… 
Cosa serve per creare l'alchimia che permette ad un uomo di tirarsi fuori dalla melma e respirare? 
Son tutti geni quelli che vedi partire sereni per il week al mare, bene attrezzati, con i vestiti sportivi ultimo modello strinati dalla giusta dose di usura e salsedine da non farli sembrare crocchianti come uno spinnaker nuovo. Quelli che vanno al cinema ogni due sere o tre, in pizzeria, a far l'amore, e tu coglione guardi la televisione? 

Ma certo non si preoccupi… controllerò gli estratti… certamente ha ragione. 
Vengo... vengo a versare ma facciamo per domani? primo pomeriggio però! 
La mattina è tutta bloccata capisce? 
No, no, non si preoccupi, nessun problema e poi e stata gentilissima… questo il suo lavoro, ci mancherebbe! 
È andata… 
Versare.. 
Versare il sangue non sarebbe sufficiente ma… lo dovrai fare. 
Mezza giornata di respiro… e poi… e poi… come la canzone… ancora…. e poi… morire? 
No. 
Non ancora almeno. Il colpo di fortuna che non c'è mai, che prende sempre il tuo vicino… ma lo prendesse pure… così chiedo i soldi a lui che è un mani bucate, un tontolone! 
Quella manna dal cielo che non si sa come abbia fatto ad arrivarci… eppure a volte c'è e tu lo sai potrebbe ben cadere… inumidire il tuo volto di lacrime, di sollievo, di gioia, di follia… 
Ma non ci contare. 
Non è mai caduta qui quella roba speciale, solo pioggia grigia e grandine e già la neve son giorni di festa da ricordare, tu lo sai… 
Le mani ora fremono come foglie, le ginocchia si sciolgono pian piano, i denti stridono, sabbia di vetro la saliva. 
R e a z i o n e 
Il sudore che aveva scivolato gelido scavando il gran Canon del Colorado sulla tua schiena ora si è d'improvviso asciugato sotto l'effetto incrociato del gelo/calore che ti ha attraversato il corpo, ma dei pistoleri e degli indiani in bianco e nero qui nella stanza non vi è traccia. 
Ti guardi allo specchio e sei ancora lì. 
La tigre che ruggisce nel tuo cuore è ancora ben nascosta sotto la maglia della salute.
Sei vivo 
Sei vivo 
Sei vivo 
Anche se daresti la vita per non esserlo 
per essere solo un manga… 
un cartone… 
un pallido riflesso… 
un'illusione. 


Enrica Paresce


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permalink | inviato da riganera il 18/12/2008 alle 8:32 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (1) | Versione per la stampa

23 luglio 2007

In difesa di Harry Potter

È molto facile guardare al fenomeno Harry Potter con la solita smorfia di superiorità e di spocchia tipica del presunto intellettuale italiano a denominazione d'origine controllata.

Qualunque cosa ci arrivi dall'estero in Italia viene immediatamente etichettata: bambini, adulti, impegnato non impegnato, commerciale, e soprattutto viene smistata per partito politico.

Naturalmente il tutto avviene secondo quello che gli italiani capiscono della traduzione (e sulle traduzioni ci sarebbe un discorso a parte da fare!) e sulle mode che in quel momento imperano in uno o l'altro dei circoli politici.

Pretendere che un libro per ragazzi sia alta letteratura è una forzatura inutile, sostenere che si tratti di spazzatura lo è ancor di più.

A mio avviso, qualsiasi libro riesca a staccare i ragazzi dalla televisione o dal computer dovrebbe essere salutato con grida di giubilo da tutti coloro che abbiano minimamente a cuore l'alfabetizzazione delle nuove generazioni, visto che vi è una grossa fetta d'italiani che sette libri della portata di HP non li hanno letti neppure in cinquant'anni.

Mi sembrò molto grave all'epoca della traduzione del primo libro che la Sellerio avesse così brutalmente rovinato il testo della Rowlings rendendolo carente anche dal punto di visto della correttezza della lingua, visto che se c'è la minima speranza che un bambino legga sarebbe bene che leggesse cose corrette, e preferisco non commentare la pessima traduzione dei nomi dei personaggi arbitrario e assurdo, già visto in altre occasioni e che personalmente aborrisco.

Harry Potter è solamente un libro per ragazzi, ripeto... ma un libro scritto in maniera professionale e con vagoni di fantastiche invenzioni che un ragazzo non riuscirebbe a scovare anche guardandosi tutti i cartoni giapponesi attualmente presenti sul mercato. Un libro in cui possono immedesimarsi agevolmente perché al di là degli stereotipi ricalca la realtà attuale della vita dei ragazzi stessi.

In Harry Potter i personaggi vivono situazioni disagiate nella famiglia e nella scuola, è un libro pieno di diversi, di persone strane, un libro in cui niente e nessuno è come sembra.

Al contrario delle favole classiche, in cui il cattivo arriva dall'esterno o s'incontra avventurandosi fuori dal ristretto ambito familiare, in questi libri il pericolo è quello che i giornali ci presentano ogni giorno. La nostra realtà quotidiana, quella dei nostri figli, è spesso segnata da quei "mostri" familiari (genitori, parenti, amici di famiglia, insegnanti) che sono ben più copiosi e terrificanti di eventuali pericoli esterni.

Nel mondo dei maghi descritto dalla Rowlings poi, si muovono un'infinità di razze (elfi domestici, Goblin, giganti, centauri, gnomi, e molti altri ancora) che convivono più o meno pacificamente ma il razzismo è sicuramente il problema principale sia come scontro fra razze non umane e umane, sia come contesa fra umani magici o privi di magia e anche all'interno della stessa comunità magica (purosangue, mezzosangue eccc), cosa tragicamente presente anche nella nostra realtà attuale.

Insomma a mio avviso l'enorme popolarità del maghetto è dovuta ancor più che alla magia o alle belle invenzioni della Rowlings (il Quiddish sport preferito dei maghi è di per se stesso una creazione veramente esilarante) ai punti di contatto del libro con la realtà che i nostri ragazzi vivono.

E potrei continuare....

Ma preferisco chiudere con una sola frase..

PRIMA DI FARE COMMENTI SU UN TESTO, BISOGNEREBBE AVERLO LETTO...

E magari, se non è chieder troppo, non partire prevenuti che tanto Harry Potter non sarà mai bello quanto un romanzo di Thomas Mann... ma Mann non scriveva i suoi romanzi per i ragazzi.

Enrica




permalink | inviato da riganera il 23/7/2007 alle 10:56 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (5) | Versione per la stampa

6 giugno 2007

Legge elettorale. Un dibattito che non c'è!

Ma questa legge elettorale (aldilà del fatto che ho dei dubbi che sarà cambiata) ha solo lati negativi?

Ci siamo lamentati per una vita del voto di scambio e dei politici signorotti locali con un tot di voti a disposizione che facevano e disfacevano, ricattavano e cambiavano partito lato e quant'altro... questa legge elettorale annulla il concetto stesso di "collegio elettorale"

quindi disarma i nostri Signori della Preferenza...

Certamente non è qualcosa che si possa vedere in una sola tornata elettorale, ma un altro balletto come quello delle scorse elezioni con politici radicati a sud spostati a nord, quelli del nord al sud e via dicendo e già qualcosa inizierà a incrinarsi.
Ma questo vuol dire maggior potere ai partiti, intesi come singoli elementi arrivati in qualche modo alla direzione di una forza politica. Partiti dunque in gran parte NON democratici al loro interno, e comunque privi di strutture di garanzia regolate per legge.

Rifletterei di più ad un regolamento da adottare e rispettare per legge per potersi fregiare del titolo di partito e mettersi in lista...

certo... il divario fra politici e base del partito (ommmaaaammiaaaaa mi ricordo la mia gioventà passata a piegare e imbustare torri di articoli da inviare alla base del partito!!! nononono)
vabbè....

Enrica che oggi si sentirà tanto Specialmente Viscosa 




permalink | inviato da il 6/6/2007 alle 6:53 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa

1 giugno 2007

Cocaiiiiiiiinaaaaaaaa aggratiiiiseeee

A Roma, aria alla cocaina...
soprattutto, diceva stamattina durante la trasmissione della Falcetti il ricercatore che ha fatto le misurazioni, la zona con maggior incidenza di cocaina nell'aria è la zona di San Lorenzo e intorno all'università la Sapienza...
Allora, la domanda che è sorta spontanea anche stamane è:
fosse che fosse una mega raffineria di Cocaina in quella zona???
... perchè altrimenti dovremo presumere che studenti/professori o abitanti locali dovrebbero tutti stare a tirare ad ogni ora del giorno e della notte...
forse è per questo che stamattina è scoppiato l'incendio sotto la tangenziale???
misteri...
comunque se volete farvi un tiro tanto per provare fatevi una passeggiatina in zona.. magari anche al camposanto che è lì vicino e immagino non sia immune... (e se si dovessero svegliare i morti con la coca? Maaaahhhh)

Enrica  stupefacentemente fatta (soprattutto per il fatto che non risulta che la zona a maggior livello Cocainico sia quella del Parlamento...)




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26 maggio 2007

Saggi su Tolkien e la natura - Paesaggi della terra di mezzo -

Ecco qui il libro su Tolkien che tanto ha occupato la mia cervella in questi mesi... al suo interno  ci sono (fra gli altri e ben più meritevoli scritti) 3 saggi miei e più della metà delle illustrazioni... compresa quella della copertina escono (create ad una velocità indecente per ragioni di tempi di pubblicazione) dalle mie ditine.
Il color lilla della copertina in effetti la casa editrice se lo sarebbe potuto ampiamente risparmiare... ma non siamo stati informati del misfatto se non quando era già stato fatto!
... almeno io non sono stata informata o si sarebbe sentito un urlo disperato..
comunque eccolo qui!!!

L’ArsT (ASSOCIAZIONE ROMANA STUDI TOLKIENIANI meglio detta Aiuto rinchiudeteli subito Tutti :-P)  invita tutti coloro che fossero interessati a presentare un contributo per il prossimo volume del progetto “Tolkien e la Natura” a prendere contatti tramite la pagina web:

http://paesaggiditolkien.wordpress.com/call-for-papers/  
in cui c'è anche pure scritto anche indove comprarlo... se vi avanzano soldi...  

Enrica che ha scritto tre saggi oltre i disegni e si sente che tutta la saggitudine l'è uscita per non parlare dello stato dei polpastrelli...




permalink | inviato da il 26/5/2007 alle 19:43 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (6) | Versione per la stampa

21 maggio 2007

invidia e politica

Nella vita di ogni giorno ci si imbatte spesso in persone invidiose, che lasciano traspirare dal gialloverdognolo di certe esclamazioni la rabbia che le prende di fronte a quelle piccole cose a cui tu, sinceramente,non hai neppure dato importanza o che ti son costate tanti fastidi da non vederle come cose da invidiare.
In politica questo non accadeva sino a che, nel 1994 tangentopoli, con i suoi pouf pieni di lingotti e l'entrata in campo del cavaliere bianco ha dato il via ad un reality che sembra non aver rivali.
Prima del 1994 se un ministro democristiano (e quindi cattolicissimo) era notoriamente gay lo sapevano tre dei quattro gatti che non erano onorevoli ma vivevano in simbiosi con il palazzo, dei quali due eran giornalisti che si guardavano bene dal spifferarlo al mondo (nulla di più viscido al mondo di un giornalista parlamentare li si può valutare con l'astina dell'olio della macchina...) e il tre era un portaborse/commesso/funzionario che si guardava bene da dire alcunchè per evitare di perdere lo stipendio.
Ora sappiamo quante mogli ha tizio caio e anche il cugino primo di sempronio.
Naturalmente questa politica da rivista del parrucchiere (divertentissima in effetti, io personalmente adoro Dagospia) ha i suoi risvolti negativi.
Gli italiani si dividono in quelli che invidiano e rosicano e quelli che invidiano e cercano disperatamente di aggrapparsi al loro sogno proibito.
o per semplificare
Chi vede Berlusconi come il toro la muleta e chi vede Berlusconi come i francesi che andavano ad ammirarsi Luigi XIV papparsi quello che loro non mangiavano in un anno con a fianco un certo numero di belle damine.
Il problema è che se la cosa rimanesse in questi termini non ci sarebbe nulla di male. Ma ormai l'agone politico è tutto lì...
Un tempo in uno degli ultimi congressi socialisti alcuni compagni si permisero di criticare pubblicamente chi fra i "nomi" del partito (poi finiti in galera per la maggior parte) si vantava di barche donne e altro.
Ora nessuno commenta nulla di fronte alla sora Lella moglie del erremosciato leader della sinistra immortalata dal malefico Dago con borsa di Vuitton formato valigia (costo presumibile 3000/4000 euro).
Se penso ad una delle storiacce milanesi del dopoguerra dove un compagno irreprensibile fece fuori una compagna troppo frivola che aveva osato andare alla prima alla scala in abito da sera (probabilmente fatto in casa ma non per questo meno indecente!)
mi chiedo ma noi italiani lo sappiamo o no che abbiamo due mani destre?
o forse due sinistre?
o nessuna mano (che ormai anche quelle come tutte le cose utili se le son comprate gli spagnoli/francesi/americani/arabi e via così)
Se non fosse che il Berlusca ogni tanto riparte con le crociate ai comunisti questa parola sarebbe già bella per essere epurata dal vocabolario.
Già il Berlusca...
perchè poi la politica si riduce a questo.
che poi scusate, ma povero Berlusca, l'unico problema suo è che nonostante tutto è il più coerente. Cerca di trarre profitto da ciò che ha e da ciò che conquista. Dei lavoratori gli importa più o meno quanto ad un fattore le mucche (e non è che ad un fattore importi poco!) dei cittadini italiani idem. gli interessa che il popolo italiano abbia sufficienti soldi da spendere per far girare l'economia così che le commesse della pubblicità continuino ad affluire nelle casse della sua impresa...
non è un gran programma elettorale...
ma non sono ancora riuscita a vedere dall'altra parte qualcosa che abbia una maggiore ampiezza di visione
forse ci vorrebbero gli occhiali... o un operazione agli occhi
prima che l'Italia finisca contro l'iceberg della realtà come il Titanic
non abbiamo petrolio
non abbiamo centrali nucleari
non abbiamo mai portato avanti una qualsiasi politica dell'energia
produrre anche una camicia 100% italiana è un impresa votata al fallimento (tanto e vero che anche i punti vendita camicia su misura che iniziano a vedersi in giro fanno fare parte del prodotto in Albania)
potremmo anche vantarci di Luna rossa
della Italia calcistica
dei nostri ricercatori (che lavorano prevalentemente all'estero e fanno guadagnare le società estere che li assumono)
dei nostri geni di varia natura
invidio chi se ne va da questo paese
Enrica invidiosa anche lei




permalink | inviato da il 21/5/2007 alle 18:5 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (1) | Versione per la stampa

3 maggio 2007

UNA TIGRE NEL CUORE

"La preghiamo di volerci richiamare con urgenza al numero…."
Un colpo al cuore.

Un ruggito che sale, che colma ogni spazio libero, che solletica i timpani e la gola, che invade l'anima, e lei… ma esiste poi l'anima?
Insomma… sotto lo schiaffo di quella voce gelida e ferma, deformata dalla segreteria telefonica l'autocoscienza tremola perdendo i confini e consistenza.
Cosa è accaduto ancora…
Queste sono le parole stanche che non sfiorano neppure le labbra.. vengono rimangiate subito d'istinto… è inutile interrogarsi sugli eventi, sulle disavventure, sui disastri… solo e unicamente una perdita di tempo… bisogna agire… non piangere sul latte versato… che poi da solo il latte si è mai versato?
Alzare la cornetta, rifare il numero appena scandito e frettolosamente annotato su un angolo di carta stropicciato quanto il tuo amor proprio, e parlare.
Parlare. Semplice… non è… Voce calma distaccata gentile, non spaventata e non infastidita… leggermente… stupita? Si, stupita… stupito è il tono giusto per chiedere con aria di non saperne nulla cosa sia successo, ma non "stupido"… "stupito"… strano come una sola lettera possa cambiare il significato a tal punto da far perdere la faccia e la tranquillità ad un essere umano. Ma dentro, dentro nel profondo del cuore ti senti dilaniare a brano a brano. Tu lo sai bene cosa hai fatto… Hai piena coscienza dell'assegno a vuoto, della rata non pagata, dell'accredito mancato… I tuoi peccati li conosci. Lo sai… Oh! se lo sai quello che l'impiegato dall'altra parte del filo sta per dirti… Ma non devi sapere, devi fingere di vivere in un mondo in cui la spesa vien recapitata gratis da gentili bestioline verdi. Dove si va in giro nudi e senza scarpe, non bisogna mai andare da nessuna parte e non ci son bollette della luce/gas/telefono, e le vacanze non esistono perché non vi è ragione che ci siano. Dove si vive e basta, non si deve anche cercare prima di sopravvivere.
E invece no.
L'impegno quotidiano che ti stacca la pelle dai muscoli e i muscoli dalle ossa è proprio nel comune affanno per la sopravvivenza e tu… tu tanto sereno e ilare…beh! proprio tu a questo gioco che non è tale proprio non ci sai fare! T'avessero almeno fatto allenare. Insegnato le regole, spiegato! No… Troppo facile, no… A scuola si son dati da fare con date e equazioni astratte, con lingue morte e imbecillità vive ma di corsi di sopravvivenza niente… neppure l'ombra…
Un tempo… un tempo si usava per lo meno… come le chiamavano? Le "applicazioni tecniche"… Ultimo rimasuglio dei rudimenti artigiani che venivano impartiti per ordine divino anche a chi non aveva bisogno di imparare a costruirsi una casa o a cucire un grembiale. Ma ora… ora non c'è più nulla… Nessuno che ti spieghi come si paga una bolletta, cosa accade se non hai i soldi per pagarla e come fare il calcolo per far si che questo continuo rincorrersi di spese e guadagni diventi qualcosa di diverso che un folle giro di ottovolante che inghiotte magicamente ogni velleità anche solo di guardare ciò che ci sta intorno. Economia domestica…. Per le nostre nonne era come fare le conserve senza botulino, rammendare le lenzuola, rivoltar cappotti… o usare l'acqua del riso per inamidar camice… Gesti faticosi che riempivano i minuti, che rendevano le giornate colme di piccoli minuti essenziali particolari, sfaccettate come gioielli, varie ed uguali come le gocce di pioggia. Ma ora non c'è nulla di tutto questo. Nulla. Per sopravvivere non servono muscoli o astuzia di cacciatore. Non sono mille gli stratagemmi dentro l'uomo ma mille trappole che lo stesso uomo ha sparso a piene mani per le sue ben pavimentate strade a creare la differenza. Se vuoi sopravvivere allora devi inventare, provare e riprovare, cozzare la testa mille e mille volte contro i vetri degli sportelli di banche e uffici postali, contro i prezzi dei negozi e i ritardi degli mezzi pubblici. E ora respiro.Respiro fondo e profondo, sin alla radici del tuo cuore, l'ha dove dorme la tigre, dove deve dormire… Controllare il tono della tua voce richiede tutta l'attenzione possibile e quando lei… la tigre del tuo istinto basilare è vivo l'istinto è di sbranare, di uccidere e di distruggere. Quindi deve assopirsi e tacere.
È essenziale che il tizio che si sta guadagnando i soldi per pagare le due ore di cinema il sabato o la rata della macchina nuova non capisca che tu le stesse cose non te le potresti permettere. Perché altrimenti per la perversione propria dell'animo umano farà di tutto per distruggerti qualsiasi possibilità. È il sano richiamo della foresta… la legge del più forte… l'istinto naturale di primeggiare nel branco che vien fuori in questo caso… troppo dolce la possibilità di poter tenere per le palle qualcuno come di solito tengon te…
Quindi niente lamenti o piagnistei, un aria regale…
Desiderava? Si, sono io… Cosa? Incredibile! Dovrò controllare…
Ma non con l'aria minacciosa se non van loro a controllare e sono guai! Uff… Un corso di attore… ecco quello per lo meno te lo avrebbero potuto far fare. Sfumature della voce, scelta di parole adatte, psicologia spicciola da venditore di auto… Cosa serve per creare l'alchimia che permette ad un uomo di tirarsi fuori dalla melma e respirare? Son tutti geni quelli che vedi partire sereni per il week al mare, bene attrezzati, con i vestiti sportivi ultimo modello strinati dalla giusta dose di usura e salsedine da non farli sembrare crocchianti come uno spinnaker nuovo. Quelli che vanno al cinema ogni due sere o tre, in pizzeria, a far l'amore, e tu coglione guardi la televisione?
Ma certo non si preoccupi… controllerò gli estratti… certamente ha ragione. Vengo... vengo a versare ma facciamo per domani? primo pomeriggio però la mattina è tutta bloccata capisce? No, no, non si preoccupi, nessun problema e poi e stata gentilissima… questo il suo lavoro, ci mancherebbe!
È andata… Versare... Versare il sangue non sarebbe sufficiente ma… lo dovrai fare. Mezza giornata di respiro… e poi… e poi… come la canzone… ancora…. e poi… morire?
No. Non ancora almeno.
Il colpo di fortuna che non c'è mai, che prende sempre il tuo vicino… ma lo prendesse pure… così chiedo i soldi a lui che è un mani bucate, un tontolone! Quella manna dal cielo che non si sa come abbia fatto ad arrivarci… eppure a volte c'è e tu lo sai potrebbe ben cadere… inumidire il tuo volto di lacrime, di sollievo, di gioia, di follia… Ma non ci contare. Non è mai caduta qui quella roba speciale, solo pioggia grigia e grandine e già la neve son giorni di festa da ricordare, tu lo sai…Le mani ora fremono come foglie, le ginocchia si sciolgono pian piano, i denti stridono, sabbia di vetro la saliva.
R e a z i o n e
Il sudore che aveva scivolato gelido scavando il gran Canon del Colorado sulla tua schiena ora si è d'improvviso asciugato sotto l'effetto incrociato del gelo/calore che ti ha attraversato il corpo, ma dei pistoleri e degli indiani in bianco e nero qui nella stanza non vi è traccia. Ti guardi allo specchio e sei ancora lì. La tigre che ruggisce nel tuo cuore è ancora ben nascosta sotto la maglia della salute.
Sei vivo Sei vivo
Sei vivo
Anche se daresti la vita per non esserlo
per essere solo un manga…
un cartone…
un pallido riflesso…
un'illusione.




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24 aprile 2007

LE CALZE DI SETA (Roma Città aperta)

nota dell'autrice si tratta di una delle storie di famiglia: Augusto è mio padre Enrico, Renata la mia terribile zia Lina.... con cui vivere è stata una vera impresa.


- Non mi importa un bel nulla! Ieri, per trascinarmi in quel buco fetido, mi hai fatto rovinare un paio di calze! - Augusto era esasperato, quella testarda di sua sorella non voleva sentir ragione.
- Preferivi star lì a prenderti una bomba? Guarda che ti saresti rovinata anche il tuo bel visino dipinto e le tue sacrosante gambe! - I grandi occhi castani pesantemente truccati di Renata lo fissarono gelidamente pieni di disprezzo.
- Se crepavo, mio caro, erano affari miei. Di che ti impicci Augusto? Ti dico e ti ripeto che, se mi ritrovo in mezzo ad un allarme aereo, mi limiterò a continuare a camminare, se non trovo dove mettermi a sedere, addirittura. Su questi orribili sampietrini di Roma si può a fare a stento qualche passo e tu pretendevi che corressi! Con i tacchi! - Suo fratello si passò una mano fra i capelli disperato, Renata non voleva capire che c'era la guerra e che una donna, anche se patita dell'eleganza come lei, avrebbe fatto meglio ad evitare i tacchi alti. Per non parlare delle costosissime calze di seta di cui immaginava il prezzo esorbitante.
- Renata sei impossibile, come fai a non capire, la gente muore di fame e di stenti là fuori! Non puoi uscire vestita e imbellettata come una principessa anche per fare la spesa e pretendere che la guerra non sia affar tuo! Roma è sotto i bombardamenti alleati lo capisci! E la nostra a casa a Messina non c'è più! Quindi non lamentarti ancora e convinciti che è pericoloso ignorare gli allarmi. Oltre il fatto che faresti meglio a non sfoggiare quella pelliccia e ad evitare di dare nell'occhio! -
Un alzata di spalle fu la sola reazione che ottenne. Afferrando il caldo mantello di cincillà e inclinando meticolosamente il basco piumato sulle onde tizianesche, Renata si avviò verso la porta della piccola suite che avevano affittato in una pensione a piazza di Spagna, borbottando fra se.
- Capisco benissimo io! Capisco perfettamente! Se tu non ti fossi messo a fare il rivoluzionario saremmo ancora a casa nostra, e io avrei una macchina con l’autista per andare a far spese come quando tu facevi il magistrato. Perché ti scaldi tanto per della plebe insignificante vorrei proprio saperlo? Come se non fossi nato in casa di principi. Saresti potuto diventare un uomo importante, un Ministro almeno e invece guarda che miseria e tutto per quel tuo assurdo ideale..... -
La porta si richiuse con un botto, prima che Augusto rosso di indignazione potesse rimbeccare quella sua uscita. Renata si avviò ancheggiando verso le strade del centro.
Vivere nella capitale senza fare spese o senza andare a prendere un aperitivo ai caffè più eleganti sarebbe stata una vera sciocchezza. Che pretendeva suo fratello che stesse in quella pensione a fare la calza? Lei!Augusto delle volte era assolutamente incapace di ragionare. Si avviò a passo di carica verso il suo negozio di calze favorito. Il più caro e il meglio fornito. Pettegolò allegramente con la commessa e scelse un bel paio di calze color carne che le furono mostrate sottobanco, roba di mercato nero, di primissima qualità. Pagò senza battere ciglio una cifra che a suo fratello avrebbe trovato assolutamente spropositata per due piccoli pezzi di stoffa. Soddisfatta ma non ancora placata stava per raggiungere il suo caffè preferito quando davanti a lei un bambino di circa sei anni che camminava piano, piano portando un grosso cesto si fermò di fronte ad un muro imbrattato e compitò con la voce alta ed incerta ma piena di entusiasmo di chi ha appena imparato a leggere.
- TEDESCHI INVASORI FUORI D'ITALIA. -
I passanti si allontanarono spaventati ed immediatamente un gruppo di soldati che passavano lì vicino piombarono sul ragazzino.
- Tu, stupido bambino, ora vieni con noi! - Urlò un grosso sottufficiale dalle guance rosse di rabbia.
Il bimbo si mise a piangere sotto la sua stretta ferrea ma nessuno si mosse in suo aiuto.
Improvvisamente tutta la rabbia che covava dentro Renata esplose e brandendo la busta delle calze come un arma si precipitò sull'omaccione colpendolo sul cranio lentigginoso.
- Vigliacco! Vigliacchi tutti, prendersela con un bambino innocente! -
Il piccolo si divincolò e riuscì a scappare in lacrime, tirandosi dietro il suo cesto. E Renata si ritrovò a guardare molto da vicino una lucida canna di una pistola.
Indomita gli occhi sfavillanti di rabbia ruggì.
- Bella gente che siete. Andiamo dal vostro ufficiale! Voglio vedere se giustificherà la vostra bravata. -
Il soldato la guardò stupito. Non era abituato a vedere la gente rispondergli con quel tono. Indeciso dal comportamento da tenere si avviò con quella scalmanata verso una camionetta. Mentre si avviavano verso il comando tedesco la osservò sottecchi, quella donna doveva essere matta. O forse rifletté, improvvisamente preoccupato, era l'amante di qualche pezzo grosso. In effetti, notò, osservandola con maggiore attenzione, era proprio una bella donna, vestita con estrema eleganza.
Anche l'ufficiale di servizio dovette pensarla nella stessa maniera, letti attentamente i documenti, si rivolse a quella signora, che si era tranquillamente seduta accavallando delle gambe di notevole bellezza, usando molta cortesia.
- Forse vi è stato un equivoco? -
Renata lo fissò inarcando le sopracciglia accuratamente depilate e disegnate.
- Direi proprio di si! I vostri uomini volevano arrestare un bambino di sette, otto anni la cui sola colpa era stata quella di aver sillabato una scritta contro di voi su un muro. Se questo è il modo di trattare con la popolazione civile non mi sorprende che abbiate tanti problemi. O forse l'esercito del Reich a dichiarato la guerra ai bambini? - La sua voce di contralto era piena di sarcasmo. L'ufficiale corrugò le sopracciglia e le chiese di attendere un attimo.
Renata sentì la sua voce alzarsi dietro la porta accostata mentre l'uomo interrogava i suoi catturatori. Poi il colonnello rientrò e le rivolse un sorriso contrito.
- Mi spiace davvero signora. Lei ha pienamente ragione. È stato un comportamento sconsiderato da parte della pattuglia. Naturalmente noi non abbiamo nessun interesse ad irritare i civili con episodi simili, come lei mi ha fatto notare. Mi spiace davvero che abbia dovuto pagare per il suo intervento qualche momento di scomodità. Se posso fare qualcosa per lei, per ovviare al disturbo che vi abbiamo arrecato? -
Renata gli rivolse un sorriso abbagliante. - Ripagarmi le calze! Come vede, sulla camionetta si sono smagliate. - Rispose alzando oltre il tavolo la gamba per mostrare la sottile riga più chiara.
- Ma certo, certo! - L'ufficiale era affascinato. Che splendida donna! Non giovanissima ma molto bella ed estremamente curata, e che gambe!
Con galanteria chiacchierò con lei per qualche minuto e la accompagnò con la sua macchina sino a piazza san Silvestro offrendole un aperitivo. Poi la vide allontanarsi tranquilla per le vie del centro muovendo sensualmente il corpo sottile.
Renata sorrideva felice. Aveva un altro paio di calze e la rabbia della mattina era evaporata. Era stato davvero un divertente intermezzo e poi quell'ufficiale non era male.
Peccato che fosse un nemico. I crucchi erano piuttosto bellocci, soprattutto quelli giovani, ma lei aveva sempre detestato il romanticismo tedesco e la loro lingua così aspra anche se Augusto invece l’apprezzava molto, certo se fosse stato francese.....
Salendo le scale allegramente si tolse il cappello scuotendo i riccioli fiammanti.
- Sei tornata finalmente! Iniziavo a preoccuparmi. -
Augusto sollevò gli occhi dal passaporto che stava falsificando.
- Ho comprato due paia di calze! - Annunciò trionfante Renata.
Suo fratello la guardò scuotendo il capo. - Sei la solita matta! Ma ti rendi conto che stai andando in giro a far spese folli con tutti i documenti falsi, tessera annonaria compresa? Se ti prendono i tedeschi non so davvero se riusciresti a cavartela. -
Renata buttò disinvoltamente la pelliccia sul divano e distese le gambe sul bracciolo della poltrona, accendendosi una sigaretta.
- Farò la prova un giorno o l'altro. -
Lo fissò per una attimo arricciando il naso.
- Anche tu finirai male se non la smetti di scrivere sui muri. È possibile che la notte tu non abbia di meglio da fare che andare a imbrattare i muri come un ragazzino! Fra l'altro faresti meglio a non prendere tanta vernice col pennello, le lettere ti vengono tutte sbavate! - Con gesto languido si sistemò meglio il cuscino dietro il capo osservandolo fra le ciglia cariche di mascara.
- Hai visto quella a via della Croce? - Un lieve cenno del capo fece scintillare i capelli come fuoco.
- Avevamo la ronda addosso non avevamo tempo di fare un opera d'arte. -
Con un lampo di irritazione Renata lanciò lontano il mozzicone. - Ma insomma Augusto! Un bambino si è messo a leggere quelle tue scempiaggini e i tedeschi lo stavano per arrestare. -
Suo fratello alzò il volto cupo dal suo lavoro. - Mi auguro che qualcuno lo abbia impedito. La coscienza degli italiani si deve risvegliare. Episodi come questi devono essere di stimolo per far comprendere alle persone l'importanza di una reazione. La necessità di recuperare l’orgoglio di essere italiani! -
Renata lo guardò scettica e annoiata.
- Ho visto un cappellino davvero carino a via della Croce. Pensi di potermi fare qualche tessera per l'abbigliamento falsa per domani? Starebbe benissimo con il mio tailleur bluette. -
Augusto si strinse nelle spalle.
La causa della resistenza per Renata era assolutamente incomprensibile. Doveva anche ringraziare il cielo che non civettasse con gli ufficiali tedeschi da quella stordita che era.
Con un sospiro si rimise al lavoro, se voleva quel cappello sarebbe stato necessario fare del lavoro extra quella sera. Ma d'altra parte era la sua sorellina minore e lui l'aveva trascinata a Roma a rischiare la pelle per qualcosa che non aveva posto nel suo cervellino.
Un cappello o un paio di calze erano il minimo che potesse offrigli in cambio.

 




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10 aprile 2007

Bigodini Gordiani (la categoria sarebbe stresss..perchè non c'è???)

Andare in ufficio può essere a volte un'impresa da chiodi.
Ieri non riuscivo a dormire, i problemi mi cozzavano in testa causando un suono simile al precipitare di calcinacci in un bidone di latta (si vede che son circondata da cantieri da circa un anno e mezzo?) insomma alla fine avevo deciso di fare qualcosa per cambiare il mio rapporto con il mondo crudele...
da liscia a riccia...
Stamattina al suono della sveglia mi sono alzata con balzo felino, fiondata sotto la doccia e, dopo aver tirato fuori tutto il contenuto del mobiletto sottolavandino, tutta contenta e felice, mi sono incavatappati i miei liscissimi e sottilissimi capelli nei bigodini risalenti al milletrecentoventitrè, ereditati dalla zia Lina (così come il mio ferro carbonizza capelli e il sadomasoc piegaciglia doc) attentamente custoditi sotto chiave il cui ultimo utilizzo risaliva a circa vent'anni fa...dopo di che ho fatto colazione, preparato la merenda della figlia, mi son vestita truccata, salutato il marito e....
ho iniziato a togliere i bigodini
o almeno....
ho tentato di toglierli....
considerato che alcuni dei bigoni appartenevano alla razza dei bigodini "sto' su da solo senza la compagnia dei beccucci perchè so' spinoso"... il risultato è stato...
un bigodino normale... ok
un bigodino spinoso venti capelli caduti
un bigodino normale ok
un bigodino spinoso 40 capelli
un bigodino normale ok
un bigodino spinosoooooooooooooooooooooooooooooooo
profondamente innamorato dei miei capelli
cocciutamente convinto di essere un'acconciatura alla moda
assolutamente deciso a non lasciarmi più....
insomma dopo una lotta disperata saltellando in lacrime per il bagno (tutta vestita e con la borsa già sulla spalla) avevo:
1. estremo bisogno di una doccia
2. travolgente necessità di superman/tarzan/l'uomoragno/xmen/wonderwoman/la nonnetta dell'ace che mi sciogliesse il nodo formatosi sulla mia testa appena sopra l'orecchia
3. assoluta crisi di astinenza da boccetta di valium
poi la visione....
Alessandro Magno che trovatosi nella mia stessa precisa situazione provvedeva con un bel colpo di spada a levarsi dai pasticci e quindi anche non dover spiegare in ufficio perchè era arrivato con un ora di ritardo....
forbici da cucina e zacccccccccccccccccccccccccccccccc
l'orecchia l'ho mancata ma il resto finalmente si è diviso per partenogenesi forzata da cesareo.
Sono arrivata con solo 5 minuti di ritardo....
un po' leggermente isterica e ci son volute due ore perchè smettessero di tremarmi le mani dal nervoso.... e la voglia di ridere di me stessa la finisse di farmi esplodere in incomprensibili risatine
dimenticavo... tolti i bigodini dopo cinque secondi ero di nuovo perfettamente liscia...
Enrica

 




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24 marzo 2007

Le mura di Gerico

Anni fa vidi alla televisione uno speciale su delle persona che avevano compiuto dei crimini ma "non erano in se" come si usa dire eufemisticamente  in questi casi...". Mi colpì la storia di un professore, un medico, che sopraffatto dall'angoscia che le persone che amava potessero ammalarsi, avere un incidente, soffrire e morire senza che vi fosse per lui la possibilità di proteggerle aveva deciso di uccidere la moglie e il figlio. La moglie era morta ma il figlio no. Lui, il medico, il "pazzo" rifiutava comprensione e sconti di pena....
Ascoltando questa storia ho riflettuto su quanto sia labile il confine che ci divide dalla follia. Le mura di Gerico che separano la realtà dalla fantasia, il timore del pericolo dalla percezione di un pericolo reale... mura di Gerico appunto, così fragili che un improvviso inaspettato colpo, persino lo squillo di una tromba può far sbriciolare all'improvviso, lasciandoci alla mercè del terrore, della follia...
qualche tempo dopo ho scritto questo racconto.
Enrica


Sangue… rosso…

- Bisturi

Materia grigia che pulsa..

- Laccio emostatico.

Un capello biondo sembra un raggio di sole infiltratosi all'improvviso in un mondo di colori acidi, innaturali, mi riporta a te mio amore... Mani che si muovono rapide. Ricucire la vita a corpi che palpitano appena, inconsapevoli ma consci dell'altrui crudeltà…

- Vivrà

- È meraviglioso siete un angelo professore…

- Un angelo della vita

Sorrisi stenti, maturati solo per abitudine, per il piacere di veder quel lieve bagliore di umanità negli occhi altrui… sciacquarsi le mani, attentamente… riporre i ferri del mestiere… strumenti di morte o di vita… con due lame e due facce…con due anime e due cuori.

Come tutto…

Il ricordo crudele di una frase... di una sofferenza inflitta senza ragione…mostro anch'io fra i mostri? Forse più orribile di altri… forse

Ricordo come tornavo a casa ogni sera schivando preghiere e barcollar di esseri alla ricerca di un angolo di oscurità. Pregando perché non fosse accaduto nulla a quella parte di me che non potevo controllare, difendere, blindare.

E tu mi sorridevi, aprendomi la porta blindata, rughe leggere si arricciolavano sulla pelle lentigginosa di cui ho contato e ricontato ogni minuscolo adorabile confetto dorato.

Le guardavo preoccupato, quelle coltellate di tempo che ti attraversavano il volto, maledetto…maledetto questo fluire incomprensibile che tutti ci trascina verso il decadimento e la follia.

La nostra torta mi salutava dal salotto: il tuo sorriso, i miei occhi, la tua allegria, la mia malinconia… nostro figlio ben lievitato al calore del nostro amore raggiunta l'altezza di un uomo era pronto… ad uscire anche lui per le strade ad affrontare i pezzi di vetro che cospargevano il corpo dell'ultimo ragazzo che ho operato: sera in discoteca con finale pirotecnico.

La vita sta scorrendo, qualcosa sta cedendo dentro di me, lo sento…

Mangiavo senza ascoltare altro che il lieve ronzio delle particelle che evadevano dal tuo corpo per andarsi a posare altrove.

Amore mio no…

No…

Fermale ti prego… non spazzarle indifferente… gemevo in silenzio.

Fa qualcosa…

Dobbiamo fare qualcosa.

Ti sorridevo e prendevo un'altra porzione di arrosto.

La televisione oggi come ieri spara cadaveri in faccia alla nostra digestione lenta e difficile. Ieri sera nella solitudine però la sua voce non arrivava più sino al mio cuore come allora…  a suscitare di nuovo quelle domande terribili… quei quesiti che mi accartocciavano il cuore…

Quante guerre stanno nascendo? e quanti nuovi virus? e cosa cova dentro di te figlio mio alto e splendente… dentro di te, mio angolo di paradiso biondo?

Non osavo chiedermi di te, anima mia, che ti muovevi sollecita fra cucina e sala da pranzo, mi informavo in segreto, allungando i sensi, aspirando l'aria, dividendo gli effluvi del tuo deodorante dai ferormoni, moltiplicando il risultato e tremando…

Ma non è una novità tremare per le cose che per me son più preziose di cielo terra e sole. Ora non accadrà più.

La mano è ferma.

La mano di un chirurgo ferma e precisa senza esitazioni ne ondeggiamenti letali.

Questo è l'importante.

Essere al di sopra dei sentimenti.

Per salvare e per uccidere.

Alba livida oggi,  sangue raggrumato decanta lentamente nei reagenti…

L'aria ferma è impregnata di dolce, di ferro, di paura…

Le ore passano ed è sempre alba… l'alba di ieri quando ho respirato l'aria metallica di questa vita finalmente senza speranze ne timori.

Il neon sfarfalleggia mentre scrivo: referto, autopsia, necrosi, ematocrito, transaminasi, Ves…

Il fischio cadenzato del carrello delle analisi, il tintinnio delle provette intrecciano un ritmo di rumba alle mie spalle.

- Dottore… è grave?

Aliti grevi di angoscia mi trasmettono ansia e batteri, sono acidi di terrore trattenuto e di colazioni negate dalle necessità contingenti

Uomini dalle dita sbiancate.

Donne…

Hanno tutte i tuoi occhi le donne, hanno tutte le tue movenze…

Non sono te…non saranno mai te… non potrai mai essere loro mai… non aspirerò mai l'acre sentore del terrore dalla tua pelle sentendomi gonfiare qualcosa al di sotto della cintura in un oscena parodia di orgasmo, involontaria ma inarrestabile reazione nel sentirmi attribuire per un attimo poteri divini. Non non con te amore mio che riuscivi a prendere da me tutto solo sfiorandomi, dita di farfalla selvaggia.

La voce mi si arrotonda come cognac ondeggiante in una panciuta boule trasparente mentre cerco inutilmente di addolcire parole inequivocabili.

Ma la morte è… ha consistenza, personalità, vive… la gente l'odora, la sente, l'intuisce.

La vede arrivare e sa'… anche se nega di sapere.

Spremo umanità e partecipazione al mio corpo ormai consunto e le spalmo insieme al disinfettante al linimento, alla pietà. La gratitudine altrui mi precipita addosso corrosiva.

È già una altra sera ora?

Quante ne son passate amore?

Quante ne passeranno?

I nostri occhiali riflettono, mano nella mano, il resoconto degli ultimi orrori quotidiani, spettacoli atti a suscitare reazioni da corpi catatonici.

Mi guardo, ti guardo.

Ti accarezzo,  ti amo, penetro nel tuo corpo, stringo i tuoi seni, bagno di saliva la tua pelle, ti irroro di sperma.. 

Ti inarchi e mi scaldi, mi ami, ti ami…. ma sei morta lo so… sterile e spenta…menopausa, strano modo per chiamare lo spegnersi di una candela, di una speranza, di una possibilità, di un immortalità fortuita e transitoria .

Molto più tardi sento la porta aprirsi e rinchiudersi lentamente…

Un figlio grande esce baldanzoso, un figlio bambino entra in punta di piedi timoroso…

 Tendo l'orecchio ma è solo il ricordo ad animare le porte e le pareti di fantasmi e sospiri.

"E le mura di Gerico crollarono d'un colpo al suono di una tromba…"

Ma perché penso a questo ora?

Perché questa frase che mi rimbalza dentro?

Va ad illuminare, striscia di parole color sangue, proprio quella parte di me che da anni ho respinto nel profondo, nascondendone l'esistenza con pensieri retti e puri, dall'aspetto colorato e corroborante di un bel manifesto per l'ultimo grido di liquore ammazzafegato immesso sul mercato.

Insinua il dubbio… il ricordo di un alba… di un oscurità… della mia oscurità…

Una macchina passa per la via, effetto razzi traccianti sul soffitto, contraerea che mira al lampadario... qualcosa vibra dentro sotto le coperte… qualcosa inizia a cedere forse…no…

Sirene di ospedale. Emergenza.

Una rissa, una rapina, un incidente, una disgrazia, un incendio, un crollo, un folle, una overdose…

Nomi diversi unico risultato: dolore

Urlagemitisnghiozzisingultipreghieremaledizioni.

Normale amministrazione strappare in pezzi più o meno uguali la propria attenzione, la propria disponibilità, la propria empatia…

Dividere i corpi e valutarne le possibilità: ferito… morto… ferito… morto…

Un infermiera affannata da fiato ad una tromba che avevo dimenticato esistesse:

- Si è ribaltato un autobus… stanno arrivando decine di feriti…

Ricordo: - Oggi abbiam rischiato di finire investiti da quell'autobus che si è ribaltato io e Mario… li han ricoverati da te quei poveretti? hai rischiato di curar pure noi… pensa!

Un sorriso mi storce la bocca…

Era vero allora… sarebbe successo davvero!

Era esatto quel brivido di prescienza che mi aveva immobilizzato, chino sul purè. Dalla tua bocca morbida, dalla voce gentile che aveva irrorato la mia vita di quei: ti amo, ti desidero, baciami, guarda, sono felice, sto male, amore, tesoro, amore, amore, amore… che si scontrano dentro di me e rotolano in improbabili calci di rigore avevo davvero udito di nuovo verità inconfutabile.

Un eco…

Una luce…

La certezza di non poter accettare il futuro…

E poi…

La scelta…

Liberazione…

Sogno…

Ricordi amore?

- Ho cambiato il turno di guardia. Fine settimana libero, gita al lago, finalmente! Tutti e tre insieme!

I sorrisi di risposta che mi abbagliarono per un attimo. Lampadine che scaldano che lampeggiano segnalando via libera.

Bagagli, macchina, pieno, tessera per l'autostrada.

Traffico? E no! Non è valido!  Devo sbrigarmi! C'è poco tempo!

Il tempo mi insegue… e nel tempo l'immagine che porterebbe ad altre vite, ad altre scelte ad altri me che ho scartato un ora e quarantacinqueminuti fa…

Acqua di sole su foglie,  frittata e pizza rustica con birra.

Risate

Ti osservo delineata alla luce, luminosa e mia. Ci sono fili grigi nei tuoi capelli… e nei miei… e una nuova dolcezza nel tuo sguardo amore… sei consapevole del fluire di questo tempo crudele che ci trascina verso l'epilogo?

Come quella cascata, la tua voce mi giunge attenuata, familiare e incomprensibile.

Eco...

Sospiro bramando di poter rivivere uno per uno i momenti che son scaturiti dalla nostra vicinanza. Di esaminare con la dovuta attenzione le reazioni chimiche.

Mi è cascato il cappello in acqua e tu mi sgridi.

Amore.

Sera

Una due tre quattro cinque sei… le gocce scivolano traslucide e si annidano nel fondo del bicchiere, ecco…

È tutto pronto.

Troppo sole, troppe risate, troppo amore, troppo sonno ora…

Dormi

Dormi amore mio, dormi arcobaleno, mio dormi mia anima, cuore, tesoro strettamente custodito… dormi mio sole e anche tu mia piccola luna.

Lui sta per arrivare

Rimango ad aspettarlo sveglio osservando in silenzio il tuo profilo. Una figura magra si aggira nella stanza. È lui…

Non più piegato e incerto ma agile e scattante, sicuro e deciso.

Aspetta… vieni… ti  presento prima al nostro bambino,

Lui, che russa piano, lo saluta e sorride accettando il suo regalo.

Lo porto di nuovo da te mia Regina.

Un colpo solo senza rumore

Ti vedo andare via con lui, tesoro mio,  gli dai quella mano sottile, incerta e stupita mi guardi, ancora confusa nella luce chiara del mattino in cui ti sei risvegliata di nuovo integra e perfetta, la piccola saggia naiade con il costumino rosa che sempre rimasta nella mia mente, vai pure,  non temere io sono con te… quel che resta qui è solo illusione e  presto svanirà anch'essa.

Rimbocco le coperte, metto ogni cosa in ordine, telefono per avvertire all'ospedale che avrò un ritardo di un quarto d'ora sul turno previsto in sala operatoria.

Guardo la doccia e poi scuoto le spalle.

No…

Ora l'ossessione dei germi, che mi faceva arrossare la pelle, non mi tocca più.

Sono libero ora.

Lascio quel che rendeva la mia vita degna di essere vissuta alle mie spalle, sereno e consapevole che nulla e nessuno potrà strapparmi il vostro ricordo del cuore.

Lui è alle mie spalle e mi segue.

Affannato e preoccupato per non aver compiuto tutto il dovuto.

Vedo il suo volto sudato riflesso nello specchietto retrovisore.

Mi giro e lo saluto, rido e lo rassicuro.

La macchina potrebbe volare oltre il gard-rail, librarsi, scivolare oltre la curva del tempo, potrebbe farlo ora, forse lo farà o forse no. non ha più importanza ora… non ho più nulla di cui preoccuparmi, i teppisti, le fughe di gas, i pirati della strada non possono più toccarmi. 

Laggiù ci siete già voi, vi vedo chiaramente, mi aspettate sul prato dei campi elisi pronti a consumare un interminabile picnic di eternità.

- Bisturi

- Garza

- Tampone

- Professore? Professore mi scusi… ci sono degli agenti che vogliono parlare con lei…

Parlare… ascoltare…

Corpi privi di documenti abbandonati in un motel.

Corpi…

Vedo negli occhi di quest'uomo pietà comprensione e un ingiallimento della cornea piuttosto evidente…

Lo guardo innervosirsi mentre cerca di trovar modo per spiegare che mia moglie e mio figlio lungi dal godersi una lieta e spensierata vacanza al lago son stati trovati morti…

Alle sue spalle vedo qualcuno entrare.

Una benda che circonda la fronte, occhi feriti da un dolore che non conoscevo, i miei occhi, i suoi occhi....

- Papà…

- Papà perché…

Ma non ho risposte da dare…

- Le mura di Gerico son crollate. - 

Ripeto… e scopro stupito l'acqua che mi lava il viso, fontana della coscienza di cui avevo perso le tracce.

 

Fine




permalink | inviato da il 24/3/2007 alle 19:11 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
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